Robert Cheaib – Commento al Vangelo del 16 Settembre 2019

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«Dio, nostro Salvatore, […] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità», dice San Paolo. E di fatti, egli usa tutti i mezzi possibili per raggiungere i suoi figli e per farsi raggiungere da loro.

L’episodio del centurione è un esempio felice di questa volontà salvifica di Dio. Quell’uomo non apparteneva al popolo di Israele e non si dice nel testo che era un converso. Ma due cose ci vengono dette di lui. La prima è che era una persona buona e caritatevole, tanto che il popolo, per ricambiargli la sua bontà, manda una ambasceria da Gesù.

La seconda è la sua umiltà che si manifesta nel non sentirsi in diritto di essere servito perché è qualcuno. Bontà e umiltà: non sono ancora la fede esplicita, ma sono il suo inizio e la sua custodia. E il Signore usa questo mezzo per farsi trovare e per farsi riconoscere.

Non a caso, è da questo centurione che impariamo i sentimenti per prepararci ad accogliere Gesù ogni volta che ci accostiamo alla santa comunione eucaristica. Se andrai a messa oggi, metti tutto il cuore nelle sue parole che ripeterai.

Fonte: il sito di Robert Cheaib oppure il suo canale Telegram

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 7, 1-10

In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Parola del Signore