Robert Cheaib – Commento al Vangelo del 13 Settembre 2019

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La missione cristiana ha le sue radici nella autenticità. Non si tratta di essere impeccabili.

Nessuna creatura umana lo è. «Tutti hanno peccato e sono venuti meno alla gloria di Dio», ci dice Paolo nella lettera ai romani. Si tratta, però, di non adagiarsi nei propri difetti e di non far diventare il male e il vizio un’abitudine serena.

L’analogia della trave nell’occhio è forte. Nella sua esagerazione, ci dice che il male tenuto lì nel cuore, la menzogna non debellata dallo stile di vita, hanno almeno due effetti: ci fanno male e ci accecano a noi stessi e, di conseguenza, anche verso gli altri. Il rimedio è partire da un sano “egotismo” quale attenzione dovuta alla propria vita per permetterle di essere dono.

La prima missione è verso se stessi.

Fonte: il sito di Robert Cheaib oppure il suo canale Telegram

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6, 39-42


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore