Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 7 Giugno 2020

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La Trinità non è un rompicapo. Semplicemente è il volto dell’unico Dio – di Abramo, Isacco e Giacobbe – che abbiamo conosciuto come Amore incondizionato nella relazione personale con Gesù. Il suo squarciarsi ci ha mostrato quanto è profonda e generativa la sua fiducia nel Padre. Il Vangelo di questa solennità non è un trattato astruso sulle Tre Persone Divine, ma dà voce esclusivamente a Gesù, che comunica l’immenso amore del Padre per noi: desidera che il nostro cuore batta al ritmo del suo.

Mosè chiese che il Dio invisibile, presentatosi come misericordioso, camminasse tra noi. Riconosciamo la pienezza di questo evento nel darsi di Gesù: Dio si è coinvolto personalmente, camminando nella storia con noi per liberare da ogni diffidenza la nostra capacità di amare. Solo Lui garantisce questa radicalità e lo ha già fatto a prescindere: ci ha dato il proprio Figlio unigenito. Tutto ciò che ha – la sua vita divina – ci ha donato; come la vedova che diede le proprie sostanze, o come Abramo pronto a dare il primogenito. La vita del Figlio è per tutti, senza discriminazioni, per colmare ogni distanza tra Dio e quel mondo che ancora non ama perché non sa o non crede di essere amato.

Chi non conosce personalmente l’amore si perde nelle tenebre: ha un’esistenza senza gusto, appassita in un cono d’ombra. La luce viene tutta proiettata in chi vive la logica divina dell’accoglienza assoluta, facendo un passo indietro per servire l’altro, affinché respiri la libertà. Ora ci è data l’occasione per danzare insieme, uomini e Dio, nella stessa gloria donata da Cristo a ciascuno di noi, in questo modo così incarnato. Lo Spirito che ci lega visceralmente alla carne del Figlio ci insegna come vivere quotidianamente la gratuità più grande: la vita di Dio in noi e di noi in Dio, che è sé stesso perché lascia essere l’altro.

La vera esistenza dipende da come rispondiamo al vero amore che si svuota per dare pienezza alla nostra persona, costituita da infinite relazioni. Le custodiamo nell’unità se scegliamo di entrarci sino in fondo, come Dio si è sporcato le mani. Ciò che adoriamo come Santissima Trinità allora è proprio il donarsi tutto di Dio, perché – abitando ogni tenerezza – tutto sia comunità, comunicazione e comunione, come lo è il suo amore: tutto per l’altro, tutto per noi.


Commento a cura di:

Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.