Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 31 Ottobre 2019

Incontriamo una pagina ricca di contrasti e di tensioni. È bene che ci siano, perché possiamo ascoltarle, ruminarle, attraversarle senza paura. Gesù non ha paura. Per questo se ne esce con una battuta satirica, con una presa in giro verso Erode, essendo stato avvisato da amici farisei che il re trama per uccidere anche lui, come per il Battista.

Gesù descrive Erode come una volpe, animale che per noi è sinonimo di astuzia, ma che allora era anche simbolo di chi pensa di essere un valoroso leone e in realtà si ritrova a sciacallare, di nascosto, sui già morti. Una nullità, insomma: insignificante e per giunta impuro. Non sarà quella carogna a decidere per la sua sorte, né la notizia allarmante dei farisei preoccupati a ostacolare il suo cammino verso Gerusalemme.

Gerusalemme, Gerusalemme, città di pace e città di morte, osserva Gesù, con tutto il suo amore addolorato dal rifiuto. Lì converge ogni tensione all’unità e ogni assassinio di profeti, ogni abbandono e ogni cura premurosa di Dio. Gesù contrasta la volpe che disperde i brandelli da lei maciullati con l’immagine della gallina che al contrario riunisce in uno, nel suo calore: divinamente affettuosa verso i suoi figli, eppure preda ghiotta dell’animale violento, che però non la intimidisce.

Tra la luminosa proposta di salvezza e l’opacità della folla, un giorno osannante e l’altro linciante, con noi si incammina Gesù con quel coraggio di chi si fida della missione affidatagli. In breve tempo, senza interruzioni, procediamo sino alla pienezza della vita, attraverso la morte che spalanca le porte alla gloria della resurrezione. Le potenze mondiali, di fronte all’immensa tenerezza della vita, spariscono.

Una risata le seppellirà: ogni tanto, ascoltando i media che drammatizzano lo scenario politico di oggi, facciamocela, di gusto.

Commento a cura di:

Piotr ZygulskiPiotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.

Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13, 31-35
 
In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! ”».

Parola del Signore

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