Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 28 Novembre 2020

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Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.


In questo ultimo giorno dell’anno liturgico – prima di entrare nel Tempo di Avvento (che pure è in perfetta continuità tematica con quanto stiamo meditando) – terminiamo il discorso escatologico narrato da Luca.

Nell’esortazione alla vicinanza troviamo l’elemento della trappola, del laccio, della corda tesa. Nel momento cruciale incombe questa corda, che è il famigerato “laccio dei cacciatori” di cui parlano anche i Salmi. Eppure, per chi vigila – innanzitutto su sé stesso anziché giudicare gli altri – la stessa corda può diventare un vero e proprio cordone di salvezza.

Penso a chi è finito in un pozzo e non riesce a vedere altre vie d’uscita. Penso alla cordata degli amici in montagna. Penso a situazioni come quella del Principe che per raggiungere Rapunzel nel suo castello deve arrampicarsi sulla sua treccia dorata. Come lui compare di fronte all’amata, anche noi scegliamo il coraggio di afferrare quel laccio e di camminarci decisamente anche sopra – in piedi – schiacciando tutte quelle distrazioni che ci vogliono distogliere dal nostro incontro.

Desideriamo comparire – sempre in piedi, scattanti – al cospetto del nostro Amato. Lui stesso ci desidera, in piedi, a testa alta, da donne e uomini agili nell’affrontare la vita e la morte.