Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 20 Settembre 2020

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Anche la parabola di questa domenica ci aiuta a purificare la nostra idea di giustizia. Essa ci sembra innanzitutto ricevere il compenso pattuito, per chi lo fa per soldi, per il mercenario. In questo il padrone della vigna è fedelissimo alla sua parola: offre un denaro a chi lo aveva promesso, secondo quanto pattuito, per chi cercava tale ricompensa per il proprio lavoro.

Questo lo riteniamo molto giusto. Eppure la nostra idea di giustizia prevede anche di dare maggiormente a chi ha lavorato di più: è appunto l’idea del merito, della meritocrazia. Volutamente allora la parabola è disturbante. Perché non è poi così vero che ciascuno si fa gli affari propri senza guardare agli altri: essi risultano pur sempre un metro di paragone, di confronto. E quindi ci indigniamo se qualcuno riceve quanto noi pur avendo lavorato meno di noi.

E qui abbiamo qualcuno che arriva solamente all’ultima ora – forse vittima della disoccupazione creata da un sistema economico ingiusto – che mangia proprio quanto noi. Il padrone della vigna sceglie sorprendentemente di pagargli pure le ore della sua gravosa disoccupazione, perché la sua famiglia possa sopravvivere. Questa che pare ingiustizia è invece la vera giustizia. Riceve, quanto a paga oraria, dodici volte tanto quello della prima ora; eppure era totalmente inaspettato, perché anche se nell’entusiasmo di lavorare per uscire dalla disoccupazione non si era fissata una cifra… si presumeva fosse meno rispetto al salario intero giornaliero, e forse si sarebbe accontentato.

E non solo: i primi vengono pagati dopo, affinché possano assistere a questa generosità. Perché paradossalmente invece preferiremmo avere poco e gli altri molto meno di noi, anziché godere tutti della stessa ricchezza abbondante condivisa. Allora siamo invitati a trasformare la nostra invidia e la nostra pretesa di meritarci un posto più vicino a Dio rispetto agli altri in gioia diffusa per la gratuità offerta da Lui anche agli ultimi arrivati, gioendo tutti per il bene altrui. Abbiamo avuto quanto ci spetta – stare con Dio – da più tempo di loro. Non avremmo nulla da perdere se qualcun altro ricevesse la nostra medesima dignità di Figlio di Dio, il medesimo Paradiso.

Anzi, abbiamo solamente da festeggiare che non siamo più soli! Se l’occhio non è cattivo sa apprezzare la differenza: stare da più tempo nella vigna del Signore è la vera ricompensa in più per noi. La chiamata al lavoro apparirà quindi più come una occasione per vivere insieme che non una ricerca di guadagno per essere considerati meglio degli altri.


Commento a cura di:

Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.