Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 20 Luglio 2020

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Nonostante le richieste di un segno, Gesù non li esaudisce. Perché gli avversari non chiedono tanto un segno “per vedere” – per illuminare la propria fiducia – quanto piuttosto un segno “da vedere”, uno spettacolo, un qualcosa cui assistere dall’esterno per sbeffeggiarlo senza parteciparvi.

Di fronte al ricatto di chi comunque ostinatamente lo rifiuterebbe con pretesti è allora sempre preferibile sottrarsi e non perdere tempo con dimostrazioni di forza. Il segno – quello che indica, che rende conosciuto il significato – è invece Gesù stesso, che offre unitamente ciò che è, ciò che ha e ciò che fa. Se la predicazione di Salomone aveva attratto persino la lontana regina di Saba e quella di Giona persino gli abitanti di Ninive, a maggior ragione Gesù – segno vivo di unità tra Dio e l’umanità – è di fatto irresistibile.

Far dipendere la propria adesione o non adesione a Gesù da miracoletti, apparizioni o fenomeni paranormali è allora un fraintendimento della fede cristiana. Ne va della relazione stessa tra l’uomo e Dio che gliel’ha donata. Perché per chi ama Dio tutto il creato in relazione – non un singolo fenomeno, più o meno strano – è segno di quell’Amore. E ogni uomo, specialmente se battezzato, è segno di Cristo.

Il quale ci consegna il proprio Corpo, perché fiorisca la giustizia dall’ingiustizia patita e la vita risorta dal breve spazio della morte.


Commento a cura di:

Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.