Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 14 Gennaio 2020

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Il brano di Marco ci presenta i discepoli di ritorno dalla missione, dove li aveva inviati Gesù; hanno voglia e bisogno di raccontare al Signore ciò che hanno vissuto e visto. È lo stesso Gesù che si vuole prendere del tempo con i suoi discepoli.

La folla cerca Gesù perché non semplicemente sa dove sta andando, ma sa cosa più dare loro. Innanzitutto mi metto davanti a questa folla, cercando di scorgerne i desideri, gli aneliti di vita; nel mondo ci sono ancora folle che cercano vita, e tante che ancora non sanno da Chi andare! Gesù accoglie la folla, parla del Regno e viene incontro alle necessità fisiche. I discepoli cercavano di risolvere il problema in fretta: li mandano da un’altra parte perché si arrangino da soli ma coloro che sono nel bisogno un spesso ci mettono in difficoltà, ci chiedono, ci interrogano, non hanno orari, non hanno giorni fissi e spesso sono insistenti, ci spingono ad agire e a donarci. Gesù pone una sorta di sfida su due piani:

1. L’impegno personale
2. Il dono di sé stessi

Il dono si realizza e si vede quando ci si riconosce come comunità. I discepoli si muovono e si sentono partecipi di questa folla, delle sue sorti, loro non si sentono più fuori dalla folla, ma cominciano a “mescolarsi”, a fare causa comune, a camminare insieme, cosicché la folla non è fatta più da persone “estranee”, cominciano a prendere un volto, diventano piccole comunità (i gruppi di cinquanta) che si possono guardare in faccia, conoscere ed ascoltare.

I discepoli, tornando al Signore, Gli portano la “fame” della folla. Ecco un compito del discepolo: proprio come Gesù accorciare le distanza tra Dio e l’umanità. Diventa perciò indispensabile un’intimità con Dio e anche con questa umanità; l’imparare a stare a cuore a cuore con tutti e due per sentire i palpiti del Primo e i desideri e le speranze della seconda. dall’azione di grazie di Gesù si realizza la vita per tutti; Dio condivide la sua vita, si fa pane, pane spezzato; e la comunità che si riunisce per ascoltare la Parola e condividere il pane, impara a sua volta a farsi dono, tanto che dalla generosità di tutti avanzarono “dodici ceste”, cioè per tutto il popolo d’Israele, per tutti quanti.

Ringrazio Lorenzo Gobbo per il commento di questo mercoledì, con il vangelo del giorno 5 della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani

Commento a cura di:

Piotr ZygulskiPiotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.


E’ lecito in giorno di sabato salvare una vita o rovinarla?
Dal Vangelo secondo Marco Mc 3, 1-6   In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Parola del Signore