Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 14 Agosto 2020

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Leggere il versetto giovanneo sull’amore «più grande» – cioè «dare la vita per i propri amici» – di fronte alla figura di un martire come San Massimiliano Maria Kolbe è sempre un accostamento forte. Anche perché nelle parole di Gesù è chiaro che il fatto che gli siamo amici non dipende da noi, ma dalla sua scelta libera e potentissima di amarci sino a donarci la sua stessa vita, la sua stessa conoscenza, la sua stessa relazione con il Padre.

La vita di Kolbe era allenata a questo “darsi”; anche se in greco è una frase fatta, si utilizza il verbo “tithemi”: letteralmente “mettere giù”, “posare”, ma pure “distendere”, “inchinare”, “piegare”, “inginocchiarsi”… Nel suo servizio missionario tanto in giro per il mondo quanto nel campo di sterminio, quest’uomo ha realmente disteso, piegato, inginocchiato la propria vita per gli amici. Kolbe usava il termine polacco “oddanie”: donazione, offerta, affidamento.

La sua scelta di affidarsi e di inginocchiarsi di fronte a Dio che incontrava pure nell’umanità varia che lui si impegnava a servire sempre, al più presto, ovunque e con ogni impegno e mezzo lecito – senza mai abbattersi moralmente – ha creato i suoi amici. Volti innocenti come il padre di famiglia del quale ha preso il posto per salvarlo dalla morte, volti colpevoli come chi ne ha ordinato la morte, volti privi di esressione come chi ha obbedito a tali comandi di morte, in quel distendersi di Kolbe sono diventati gli amici per i quali valeva la pena farlo.

Non faceva alcuna distinzione tra ebrei, cattolici, protestanti o di altre confessioni religiose, ricorda chi lo ha conosciuto, perché a tutti donava lo stesso amore, transustanziandosi nella Beata Vergine Maria Immacolata, che umanamente ha vissuto la volontà di Dio. Nella sua amicizia con le persone che trovava accanto portava l’amicizia di Dio. Viveva così nella convinzione – confessata sino alla fine – che solo l’amore crea, mentre il resto è vano. «Amare il prossimo, ma non per il fatto che esso è “simpatico”, utile, ricco, influente o solo perché è riconoscente. Sono motivi troppo meschini, indegni di un milite o di una milite dell’Immacolata.

L’amore autentico si eleva al di sopra della creatura e si immerge in Dio: in Lui, e per mezzo di Lui ama tutti, buoni e cattivi, amici e nemici. A tutti tende una mano piena d’amore, per tutti prega, per tutti soffre, a tutti augura il bene, per tutti desidera la felicità, poiché è Dio che lo vuole», scriveva Kolbe.


Commento a cura di:

Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.