Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 Agosto 2020

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Gesù, ha duramente rimproverato Pietro, invitandolo a fuggire una logica “demoniaca” per entrare nella logica del Figlio, a diventare discepolo fino in fondo, con convinzione così come egli, il Maestro, è totalmente donato alla volontà del Padre.

E insiste: per seguire veramente il Signore bisogna essere disposti a prendere la propria croce, cioè a perdere la faccia. Morire in croce era una cosa orribile, vergognosa: i famigliari del crocefisso, spesso, di vergognavano perfino di recuperare il suo cadavere. Prendere la croce significa essere disposti a perdere tutto per accogliere il tutto di Dio.

Lasciare quel che si pensa essenziale per trovare ciò che veramente è essenziale… Noi, invece, pensiamo che la croce sia una sofferenza inviataci da Dio, una “prova” che serve a purificare la nostra vita. No, Dio non manda le croci, fidatevi. A volte la vita ce le manda, gli altri, o noi stessi. E allora occorre farsene carico con pazienza e farle fiorire.

Ma non attribuiamo a Dio sofferenze che egli in alcun modo ci invia! Conosco persone, troppe, che si lamentano della propria croce ma che, appena svegli al mattino, la croce la carteggiano e la piallano!

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