Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 6 Giugno 2022

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Nei secoli ci siamo rivolti a lei per chiedere aiuto, per impetrare delle grazie, per affidarci ad una madre. Teologi e poeti ne hanno cantato le virtù, la devozione popolare l’ha voluta regina, protettrice, ne ha rimarcato il percorso di vita, la sofferenza di una madre che perde un figlio.

I marinai in mezzo alle tempeste e i viandanti in pericolo hanno invocato maryam, la stella del mattino. Ma il rischio che si è corso lungo la Storia è quello di allontanarla, di metterla nelle nicchie, di posarle una corona sulla testa, dimenticandoci che, prima di ogni altra cosa, Maria è stata una discepola, beata perché ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore.

Così i padri conciliari, quasi condensando e sintetizzando tutto il suo cammino, hanno coniato questo titolo semplice e bellissimo che oggi ricordiamo: Maria è madre della Chiesa, madre di quei discepoli e quelle discepole che, come da lei suggerito, fanno ciò che egli dice.


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