Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Marzo 2021 – Mt 21, 33-43.45

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Deserto che ci purifica, deserto che ci illumina, deserto che ricentra la nostra vita. Per rimettere in ordine i pezzi, per fermarci e guardare noi stessi da fuori, per scrutare l’orizzonte.

Per vedere dove stiamo andando e se, potrebbe accadere, siamo diventati come quei vignaioli che non ammettono di non essere i proprietari della magnifica vigna che è stata loro affidata. Perché a volte ci dimentichiamo che tutto, ma proprio tutto, ci è stato donato: la vita, l’esistenza, le relazioni, le capacità, le possibilità.

Che la vita ci è regalata per farla fiorire, per farla crescere, per donare quanto abbiamo ricevuto creando un virtuoso circuito di luce e di pienezza nella logica di Dio. Allora diventa inutile, come facciamo, tapparci le orecchie per non ascoltare i richiami dei servitori venuti a ricordarci chi siamo.

O, peggio, gettare fuori dalla nostra vigna-vita il Figlio venuto a svelare il volto del Padre

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