Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 5 Marzo 2019

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Il giovane che vuole diventare discepolo è un’anima luminosa e bella, interessante e colma di interesse per il Maestro. È corretto anche nella sua richiesta: non chiede di meritare la vita eterna, cioè la vita dell’Eterno, ma di abitarvi, di dimorare nella grazia di Dio.

Gesù lo invita a rispettare i comandamenti, a viverli, gli indica una strada possibile, semplice, come quella che possiamo vivere anche noi osservando il comandamento dell’amore e le beatitudini. Ma lui osa, vuole di più. Afferma, ammette (che coraggio!) di avere osservato le norme da sempre. Gesù lo guarda e lo ama.

Lo ama perché sta per chiedergli di compiere un passo in avanti, qualcosa di enorme, di grande, di intenso. Di lasciare tutto. Quando il Signore ci chiede cose così grandi è solo perché, prima, ci ha raggiunto con uno sguardo pieno d’amore. E così accade anche al giovane.

Ma, nonostante lo sguardo, nonostante il fiume in piena che è l’amore di Dio, possiamo tentennare. Lasciare tutto è un rischio, un azzardo, una follia. Peccato. Se ne va il giovane ricco, ha perso una grande occasione. Non facciamo anche noi lo stesso errore.

Fonte

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Mc 10, 28-31

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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