Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 4 Marzo 2022

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Non possiamo digiunare fino a che lo sposo è con noi. Che senso ha fare penitenza se l’origine di ogni gioia è con noi? Ma questo è anche il tempo dell’attesa operosa, tempo in cui aspettiamo il ritorno glorioso, nella pienezza dei tempi, del nostro Signore e Maestro.

Allora ha senso, soprattutto in un tempo di autenticità come è la quaresima, porre dei gesti che ci aiutino a fare memoria, a ricordarci di Dio, ad ascoltare la nostra anima profonda e luminosa. Perciò ogni religione propone dei momenti di digiuno, dall’astinenza del cibo o di certi tipi di cibo, alla rinuncia temporanea di qualcosa che ci aiuti a rientrare in noi stessi.

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Perché non impegnarci, ad esempio, durante il tempo di quaresima, a spegnere il cellulare o disattivare le notifiche, o spegnere il televisore. Ma per fare due passi recitando una preghiera o leggendo un libro che ci riporti all’essenziale. Un digiuno che dica a noi stessi quanto ci manca lo sposo…


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