Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 31 Marzo 2020 – Gv 8, 21-30

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Gesù sa che la sua missione volge drammaticamente al termine. La tensione è ormai salita alle stelle, sa che il Sinedrio ha decretato la sua morte, ormai si tratta solo di trovare l’occasione per arrestarlo.

Eppure ha fiducia nel Padre, manifesta tutta la sua fede in lui: anche se dovesse essere ucciso, in qualche modo tornerà. E ricorda a tutti la sua missione: egli è venuto per annunciare il vero volto di Dio, l’uomo da sempre cerca Dio, ma con fatica lo raggiunge.

Dio, allora, ha deciso di manifestarsi nell’esperienza di un popolo, Israele. Ma anche l’alleanza con questo popolo è stata altalenante e insoddisfacente e così, nella pienezza dei tempi, Dio si è donato in Cristo Gesù. Non abbiamo più bisogno di cercare Dio altrove, eccolo.

Ora Gesù si fa pensieroso. Osa. Quando sarò innalzato, appeso, crocefisso, verrete tutti a me. È vero, ma Gesù. In quel momento, non lo sa. Si gioca la sfida finale fra luce e tenebra. Gesù già sceglie di andare fino in fondo, di non lasciare la partita. La posta in gioco è altissima: Gesù rischia di essere uno dei tanti crocefissi dimenticati dalla storia.

Dio farà la stessa fine? La croce segnerà la definitiva fine della comprensione di Dio?

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