Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 29 Giugno 2020

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Oggi la Chiesa celebra la memoria di Pietro e Paolo, le colonne su cui si fonda la nostra fede, il punto di partenza che ci ha condotto fino a noi oggi.

Fatta la tara dell’inevitabile retorica cattolica e del trionfalismo soggiacente ad una festa così importante per la cattolicità, resta il fatto che la decisione di celebrare insieme questi due giganti della fede ha in sé qualcosa di prodigioso e destabilizzante.

Tipicamente cattolico. Siamo sinceri: Pietro e Paolo, durante la loro vita, se le sono date di santa ragione. Ma sempre nella logica del Vangelo. Pietro, povero, ha dovuto mediare e non poco il malcontento che Paolo, con la sua irruenza, stava provocando nel gruppo degli apostoli. Ma come?

Questo signor nessuno spunta dal nulla e mette in discussione le scelte di coloro che per tre anni avevano vissuto con il Signore Gesù? Era semplicemente irritante vedere le iniziative di Paolo! Eppure Pietro ha saputo vedere oltre, capire che davvero Paolo era stato chiamato, anche se in un modo diverso da quello che, loro per primi, avevano sperimentato.

Questa è l’intelligenza della Chiesa: la capacità di osare, di ricondurre ad unità, all’essenziale, le diverse opinioni. Celebrare insieme due persone così diverse è la più bella pubblicità che possiamo fare alla diversità dell’essere cattolici!

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