Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 28 Maggio 2020

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Ci sono momenti nella vita in cui attraversiamo dei tunnel che sembrano non finire mai. Sofferenza, delusioni, depressione, guai sul lavoro, problemi famigliari…

Momenti in cui nemmeno la fede sembra darci un aiuto sostanziale, in cui, davvero, come gli apostoli, abbiamo l’impressione di essere sulla barca che affonda, senza possibilità di salvezza. Non è segno della mancanza della fede: al discepolo la sofferenza non viene evitata. Eppure, in quei momenti di fatica, possiamo recuperare un briciolo di speranza e di coraggio che ci permette di andare avanti guardando proprio a come il Signore ha affrontato la propria fatica nel Getsemani.

E, meditando la splendida preghiera sacerdotale, acquistiamo speranza nel leggere che il Signore, il quel tragico momento, ha pregato per noi, per me. Il Signore prega per coloro che, ascoltando la testimonianza degli apostoli, hanno creduto: noi, appunto. Mi emoziona sapere che ero presente al Getsemani, mi emoziona sapere che anche la mia salvezza e il mio bene sono stati una ragione per spingere Gesù a donarsi totalmente. Voglio non rendere vano il suo sacrificio, in questa giornata.

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