Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 27 Ottobre 2018

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Non sappiamo la ragione del dolore e nemmeno la Bibbia ne fornisce una spiegazione chiara e univoca. Gesù, commentando la tragica fine di alcuni concittadini, alcuni morti per mano di Pilato, altri uccisi dal crollo della torre di Siloe, ci fornisce una preziosa indicazione: non sono morti a causa dei loro peccati.

Dio non punisce i suoi, né manda insopportabili croci per metterci alla prova: spesso la causa del nostro dolore è da ricercare nelle nostre scelte sbagliate o nell’incapacità degli uomini di vivere da adulti consapevoli ed equilibrati. Se soffro non è perché Dio ce l’ha con me, e gran parte del dolore che vivo potrei evitarlo.

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Ma, conclude Gesù, la prova può diventare l’occasione di crescere, di affrontare la vita con maggiore consapevolezza, di andare oltre.

Possiamo subire la sofferenza e diventare sterili, come una pianta da appartamento, oppure cogliere la prova come un “concime” (quindi non gradevole!) che, però, porta nutrimento e poi frutto alla nostra pericolante vita.

La prospettiva di Gesù, ardua, è vero, è carica di speranza: il dolore non è necessariamente una catastrofe ma può trasformarsi in inattesa opportunità…

Fonte

VANGELO DEL GIORNO

Lc 13, 1-9
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.