Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 Settembre 2020 – Lc 9, 18-22

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Come potremmo capire il senso della croce? Come potremmo capire la tua volontà, Signore, comprendere che sei disposto a donarti fino alla morte di croce? Come potremmo capire il fatto che ami talmente il Padre, e noi, da essere disposto a consegnarti agli uomini che non si consegnano alla tua volontà, disposto a perdere tutto, a morire?

No, Signore, proprio non capiamo, come non ti hanno capito i tuoi discepoli. Non capiamo, né mai capiremo, come sia possibile amare fino a questo punto, non scherziamo! Per noi l’amore è ebbrezza, gioia, passione, come può diventare sanguinante? Non capiamo, non sappiamo, ed è meglio tacere, non interrogarti, non capire cosa tu vuoi veramente dire.

Preferiamo un cristianesimo di consolazione e carezze, di cuoricini e di emozioni, piuttosto che un cristianesimo che si lascia crocifiggere per manifestare la misura dell’amore di Dio. No, proprio non capiamo che l’amore dona gioia immensa, ma che a volte la gioia diventa dono di sé, dimentico della propria emozione.

Quando capiremo che, a volte, l’amore non può che manifestarsi nel sacrificio di sé, come ha saputo fare Dio?

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