Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 26 Maggio 2020

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Dopo l’ultima cena Giovanni riassume tutta la predicazione del Maestro e, da oggi, ci riporta la cosiddetta “preghiera sacerdotale”, in cui Gesù innalza la sua preghiera verso il Padre come fa, appunto il sacerdote.

Il Signore offre i discepoli al Padre, riconosce che dal Padre li ha ricevuti e al Padre li affida, soprattutto nel momento della prova che lui e loro stanno per affrontare. E c’è un particolare, in quella preghiera, straordinario: Gesù è glorificato in noi. Siamo noi discepoli che rendiamo gloria al Signore, con la nostra vita, con le nostre scelte, con la nostra testimonianza.

Dall’ascensione in poi, Gesù corre il rischio di affidarsi alle mani, spesso sporche, dei cristiani: lascia che sia la Chiesa, noi Chiesa, a rendergli una povera testimonianza. E se lo fa, avrà le sue ragioni, forse quella, come capisce san Paolo, di scegliere ciò che nel mondo è debole per manifestare pienamente la sua onnipotenza. Affrontiamo questa giornata nella consapevolezza che quello che facciamo può rendere gloria al Signore.

O rendergli disonore. Ogni nostro gesto, se compiuto alla luce del vangelo, nella logica del Regno, rende gloria a Dio e lo manifesta ai nostri fratelli.

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