Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 21 Settembre 2021

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A volte pensiamo di avere tutto. O ci sforziamo per averlo. E il mondo, simpaticone, ci bombarda di messaggi, ci suscita bisogni che non ci sono veramente necessari. Così intimamente invidiamo le persone ricche, potenti, belle, spigliate, apparentemente realizzate. Come era Levi, il pubblicano.

Il suo non era un lavoro apprezzato e diventare ricco e temuto, per lui, aveva comportato la rinuncia agli applausi e alla stima da parte dei concittadini. Ma era un piccolo prezzo da pagare per avere accesso al mondo dei vincenti. Finché un giorno incontrò quel falegname perditempo ospite di Simone il pescatore, quell’esaltato che si era preso per profeta.

Bastò uno sguardo, intenso, lungo. E un invito perentorio: vieni, come una piccola crepa che fa collassare una diga. E oggi abbiamo letto quel racconto autobiografico. Sono passati forse trent’anni e, raccontandolo, è come se Levi dicesse: ne è valsa la pena.

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