Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 20 Marzo 2020 – Mc 12, 28-34

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Il centro della nostra fede resta l’amore. Amore che muove la nostra vita, amore che riceviamo dal Dio di Gesù e che impariamo a donare. Gesù sintetizza tutto il suo messaggio riprendendo due comandamenti dell’antico testamento: amare Dio con tutte le forze, amare il prossimo come se stessi.

Amare Dio con tutte le forze significa amarlo al meglio delle proprie possibilità, non amarlo di un amore teorico, impossibile, assoluto. A volte, avvicinandoci a Dio, siamo pieni di sensi di colpa per non saperlo amare.

In realtà Dio non ci chiede un amore perfetto, assoluto, come è il suo, ma un amore proporzionato alle nostra capacità, un amore fatto di intelligenza e di passione. Rispetto al secondo precetto, poi, il Signore ci chiede di amare gli altri con l’amore che ci deriva da lui.

Non è un amore di simpatia, ma un amore teologico, che proviene da Dio. Nelle relazioni siamo tutti spinti verso le persone che ci piacciono, con cui entriamo in sintonia. L’amore che proviene da Dio ci aiuta, addirittura, ad amare le persone moleste.

Infine: l’annotazione “come te stesso” indica che il discepolo deve prima di amare accogliere i propri limiti, le proprie ombre, come Dio le accoglie e le salva.

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