Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 19 Febbraio 2020

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Un miracolo a due tempi, buffo! Il cieco di Betsaida recupera la vista lentamente, dopo due interventi del Signore. Dopo una prima guarigione ancora vede le persone come alberi che camminano.

In realtà, nel sottile linguaggio di Marco, il verbo “vedere” è usato in diverse sfumature. Alla fine del miracolo il cieco vede in profondità, non solo chiaramente e distintamente. Possiamo esserci convertiti grazia ad un evento importante nella nostra vita, ma ancora non vediamo tutto in profondità.

La conversione è un lungo percorso che inizia e procede anno dopo anno, di grazia in grazia, di gloria in gloria, fino alla piena e manifesta comprensione della profondità del mistero di Dio. Siamo in cammino, sempre. Perché allora ci comportiamo come se fossimo già arrivati? Come se avessimo capito tutto? Perché ci scoraggiamo quando sperimentiamo i nostri limiti?

Alla fine il Signore chiede al cieco di non tornare nel villaggio: spesso, nel vangelo di Marco, la folla, la gente, il clan sono elementi di disturbo, negativi.

Ciò che pensa la gente, anche i famigliari, spesso, sono un muro che ci impedisce di accogliere la novità del vangelo.

Fonte


LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

l cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 8, 22-26   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».   Parola del Signore