Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 Gennaio 2020

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Cafarnao è una città posta sul confine. Un piccolo borgo di pescatori che ottiene visibilità dopo la divisione del Regno da parte dei figli di Erode. E dove c’è confine c’è passaggio e pedaggio.

Così Matteo, odiato esattore delle tasse, pensa di avere risolto i suoi problemi economici appoggiato, peraltro, da una centuria romana che sovrintende alla dogana. Un uomo all’apparenza realizzato che, di colpo, scopre nello sguardo del Nazareno tutto l’abisso che porta in sé.

Abisso di solitudine e di tenebra che l’amore di Cristo chiama ad abbandonare. Solo quando scopriamo lo sguardo amorevole di Cristo su di noi scopriamo quanto siamo ammalati nell’anima. E lui, il medico, ci sana. Matteo lascia tutto ciò che pensava di avere. Lascia il nulla, in realtà, per avere il Tutto. Gesù non pone nessuna condizione, non gli fa nessun test d’ingresso.

Lo accoglie e lo ama per quello è. E questo amore lo libera, gli mette le ali, lo converte. Lasciamoci raggiungere da quello sguardo che mai giudica e che sempre ci chiama a diventare migliori di ciò che pensiamo d’essere. Lasciamoci raggiungere dalla tenerezza di Dio!

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 2, 13-17 In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Parola del Signore