Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 18 Aprile 2020

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Il Signore è risorto! Le donne cercano un crocefisso per imbalsamarlo ma lui è vivo e presente in mezzo a noi.

Il vangelo di Marco si chiude con le donne intimorite che non dicono nulla, i versetti successivi sono un’aggiunta posteriore: qualcuno si è reso conto che la chiusura del vangelo era troppo brusca.

Eppure Marco aveva le sue ragioni: non è evidente la resurrezione, non è scontata la fede. Ci vuole tutta la vita per prendere coscienza che Gesù è vivo. Luca stesso, nel racconto di Emmaus, ci dice che il racconto delle donne era parso agli apostoli come un vaneggiamento di donne emotivamente instabili.

Non basta che qualcuno annunci la resurrezione di Cristo per convertire il proprio cuore! La fede è e resta una proposta, una testimonianza. Poi sta a noi fare il salto successivo. Qualche discepolo della seconda generazione, allora, ha pensato bene di aggiungere un finale che riassumesse le apparizioni del risorto raccontate dagli altri evangelisti, un riassunto da mandare a memoria.

Dietro questo atteggiamento scorgo la preoccupazione di consegnare ai futuri discepoli, a noi, la testimonianza delle fede nel risorto. Splendido.

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