Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 17 Novembre 2020 – Lc 19, 1-10

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È ricco, Zaccheo. Ha molti soldi che gli derivano dalla sua spregiudicatezza, riscuote le tasse per conto dell’invasore romano! Spaventa, Zaccheo.

Lo hanno sempre preso in giro per la sua bassa statura, ora è temuto e maledetto di nascosto, e lui si fa forte dell’aquila romana. È curioso, Zaccheo. Sa che passa il profeta Gesù nella sua Gerico, non vuole farsi coinvolgere, ma non vuole perdersi il passaggio dell’uomo del momento.

È stupito, Zaccheo, quando il Nazareno si ferma ed alza lo sguardo per cercarlo fra le foglie del sicomoro che lo nascondono; si ferma e lo chiama per nome, gli chiede di ospitarlo a casa sua. È confuso, ora, Zaccheo, non sa che pensare. Tutti lo considerano un peccatore incallito, nessuno dei farisei metterebbe mai piede in casa sua.

Tanto più confuso, tanto più stupito dal fatto che Gesù non gli chiede nulla. Né pentimento, né conversione, né gesti eclatanti, solo ospitalità. È rovinato, Zaccheo, quando, preso dall’entusiasmo, decide di donare tutti i suoi beni e di restituire quanto ha rubato. Ma che gli importa?

Ora ha trovato la ricchezza: un Dio che ama senza porre condizioni, che non premia i buoni e punisce i malvagi, ma aiuta i secondi a scoprirsi primi.

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