Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Ottobre 2020 – Lc 12, 1-7

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Parlare liberamente di Dio, come fa Gesù, può diventare un pericolo. Da sempre i profeti suscitano imbarazzo, ironia, disagio, violenza. Gesù lo sa anche per sé, ma non ha paura di tirare diritto per la sua strada, di osare, di andare oltre.

Gli sta troppo a cuore il messaggio del Regno e la presenza del Padre per farsi intimorire dai potenti, civili o religiosi che siano. Non gioca a scuotere le fondamenta facendo il piccolo anarchico, ma ridicolizza la pretesa di chi propone la propria visione di Dio come assoluta ed esclusiva. Bisogna osare, gridare dai tetti il vangelo, ci dice.

Farlo davanti al nostro mondo politicamente corretto con tutti, fuorché con i cristiani, piccolo resto di persone emotivamente instabili che si ostinano a non aprirsi alla modernità! Provate voi a parlare di Cristo sul serio, a difendere i valori che scaturiscono dal vangelo, provateci! Ma Gesù ci chiede di osare il vangelo anche davanti ai discepoli determinati e arroganti, che brandiscono la verità come una clava e rilasciano patentini (non richiesti) di ortodossia.

Violando il precetto della misericordia. Seguire la verità con ostinazione ci può condurre alla morte fisica ma non a quella interiore. Confidiamo nel Dio di Gesù, che ha a cuore il destino dei passeri!

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