Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Ottobre 2019

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Va giù pesante il Signore, non ha certo peli sulla lingua quando si tratta di denunciare gli atteggiamenti malati e degeneri di una sana religiosità. Non erano brutte persone i farisei, tutt’altro: vivevano con grande forza e devozione la propria fedeltà ad ogni piccola minuzia della Legge orale, facevano proseliti ed erano ammirati dal popolo per la loro coerenza nel rispettare le prescrizioni.

Ma, come fa notare Gesù, spesso quell’atteggiamento era fatto per auto-compiacersi, convinti di potersi presentare al cospetto di Dio con le carte in regola, dimenticando l’umiltà, atteggiamento essenziale per lasciare spazio a Dio nel proprio intimo.

Peggio: i farisei guardavano dall’alto in basso il popolo ignorante che non conosceva nemmeno le troppe regole da seguire e che, perciò, viveva in un atteggiamento di peccato. Gesù rimprovera duramente il loro atteggiamento: la fede non può certo diventare un modo per distinguersi, per prendere le distanze dagli altri!

E, oggi, rincara la dose, accusando anche i teologi del tempo che complicano la trasparente semplicità della Parola con le loro dotte elucubrazioni. Un ammonimento anche per noi qui, adesso!

Fonte

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Guai a voi, farisei; Guai a voi, dottori della Legge.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11, 42-46

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Parola del Signore