Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Novembre 2020 – Lc 18, 35-43

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Passa il Nazareno, passa continuamente nella nostra vita, attraversa la nostra quotidianità con mille piccoli segni, con mille piccole note di attenzione. Ma siamo ciechi e sordi, troppo spesso. Accecati dalle troppe cose da guardare in contemporanea, resi sordi dal rumore che ci dilania la mente.

Ciechi e sordi, arresi al fatto che il mondo non può che essere così, rassegnati a subire la violenza di una civiltà allegramente in declino, felicemente catastrofica, tragicamente incosciente. Ciechi e incapaci di vedere Cristo che passa. Ma qualcuno ancora non si arrende, annuncia, proclama: passa, il Nazareno, passa.

È la Chiesa, che ancora e sempre proclama il suo Signore, che scuote tutti i mendicanti di pace e di luce, che invita ad alzarsi per andargli incontro. È la Chiesa che proclama, o dovrebbe farlo. Troppo spesso, invece, la Chiesa parla di sé, invece che indicare Cristo.

E noi siamo, nello stesso tempo, i mendicanti che invocano l’aiuto del Signore e i discepoli che hanno ricevuto la luce e possono indicare agli altri il passaggio di Cristo. Non siamo noi a dare la luce, ma il Signore.

Non siamo noi a guarire, ma colui che, per primo, ha guarito ogni mendicante di felicità che grida il suo dolore.

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