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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 16 Maggio 2019 – Gv 13, 16-20

Siamo servi. Del Signore, della Parola, del Regno. Servi inutili, ricorda Gesù, che non conteggiano le ore di lavoro per meritarsi qualcosa ma che condividono con gioia la scelta del padrone che li mette a capo della propria casa.

Siamo servi, non padroni, siamo a servizio, non proprietari del vangelo. Troppe volte, invece, ci comportiamo come se ci fosse stata appaltata la predicazione, come se l’essenziale fosse il patentino che ci permette di parlare di Dio, come se lo Spirito non soffiasse dove vuole, scardinando le nostre anchilosate organizzazioni, stupendoci continuamente.

Accogliamo chi parla del Signore Gesù, sempre, anche quando la sua Parola ci giunge dalle labbra poco coerenti di un collega d’ufficio o di una persona che dice di non essere credente. Siamo chiamati a riconoscere i semi della presenza del Verbo, i semina verbi come dicevano i Padri della Chiesa, in tutte le situazioni in cui ci troviamo a vivere.

Gioiosi per essere servi del Regno, vigiliamo su noi stessi per non diventare arroganti o spocchiosi e sappiamo riconoscere i tanti inviati di Dio attorno a noi.

Fonte

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Chi accoglie colui che manderò, accoglie me.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 13, 16-20

[Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù] disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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