Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Maggio 2020

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Erano dodici ad essere stati chiamati. E dodici vogliono tornare ad essere, dopo la morte tragica di Giuda. Quel gruppo, quel numero, sono stati voluti da Gesù, è necessario riprendere da quel punto per rinascere come Chiesa.

Sono pochi i campioni, nella vita. Poche le stelle e i geni, siamo onesti. Pochi coloro che riescono a sfondare e diventare bravissimi, o famosi. Certo, i sogni di grandezza, chi più, chi meno, li portiamo tutti dentro al cuore. Ma la vita è diversa e i bei sogni dell’adolescenza, quasi sempre, lasciano il posto ad una vita fatta di compromessi, una vita mediocre, una vita fatta di dura quotidianità che fa i conti con la grigia realtà.

Un cantautore italiano parlava della vita da mediano, il calciatore che gioca la partita a passare la palla ai cannonieri, alle punte, a quelli bravi e veloci. Così è Mattia, l’apostolo di riserva. Una vita da gregario, la sua, di lui non sappiamo nulla se non che, come ci testimoniano gli atti, è stato presente col gruppo dei Dodici fin dal Battesimo di Gesù. Sempre a guardare, sempre a seguire, alla fine è chiamato a sostituire Giuda, a ricomporre il numero simbolico dei Dodici. Grandioso.

Agli occhi di Dio, anche lo stare in panchina tutta la vita ha un senso. Lontano dalla logica degli uomini, il Regno di Dio non pesa le persone dai risultati, ma dalla costanza e dalla fedeltà. Dall’esserci, giorno per giorno. Grandioso.

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