Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 Novembre 2020 – Lc 18, 1-8

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Il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla terra? La domanda, come staffilata, giunge dopo la parabola del giudice iniquo che serve a Gesù per spiegare che se anche il mondo, rappresentato dal giudice, signora le richieste di giustizia dei cristiani oppressi, il Padre, invece, li ascolta e risponde loro prontamente.

Come a dire: da parte di Dio non ci sono problemi, egli è vigila, sa, interviene, accoglie, ascolta. Ma da parte degli uomini? Da parte di noi credenti? Spesso le fatiche della vita e le angustie, la quotidianità e gli errori affievoliscono la fiamma della fede, fino quasi a spegnerla.

Sapremo tenerla viva? Sapremo coltivarla in modo che bruci nella notte?

La fede ci è stata donata ma è affar nostro tenerla accesa, è compito nostro fare in modo che non si spenga. Gesù si pone questa domanda con una punta di inquietudine; è in gioco la nostra libertà, non la sua azione. La nostra fede, non la sua. Non chiede: ci saranno ancora le parrocchie, le diocesi, i dicasteri romani? Solo la fede ci è necessaria.

Allora rispondiamo, con verità: sì, Signore troverai ancora la fede sulla terra. La mia.

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