Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 13 Maggio 2020

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Oggi il Signore ci offre due semplici idee, due immagini molto forti. La prima è che siamo innestati a lui come lo è il tralcio alla vite, il ramo al tronco, perché da lui e solo da lui riceviamo la linfa che ci fa esistere, la linfa che ci permette di crescere.

Perciò il Signore ci chiede con insistenza di non andarcene, di restare, di dimorare. A questo serva la nostra piccola preghiera quotidiana, a ricevere linfa, a non andarcene. La seconda immagine ci lascia sgomenti: il vignaiolo sa che per portare frutto il tralcio deve essere tagliato, potato. Ho vivida in me l’immagine di quando, poco più che adolescente, il mio burbero nonno mi insegnava a potare con delicatezza i tralci della vigna di famiglia e vedevo sgorgare la linfa, una lacrima che segnava una ferita che presto si sarebbe rimarginata.

Così il tralcio avrebbe convogliato tutta la sua vitale energia nel pezzo rimasto, caricandolo di grappoli d’uva. Ma noi, quando la vita ci pota, pensiamo che ci sia un’insanabile ingiustizia, un’intollerabile errore. No, amici: ogni disgrazia, ogni sventura, seppur dolorosa, può aiutarci a concentrare la linfa vitale della nostra anima nelle poche cose che contano. Non scordiamolo mai.

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