Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 11 Marzo 2020 – Mt 20, 17-28

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Cerca conforto, il Signore Gesù. Cerca un cenno di incoraggiamento da parte di coloro che con lui hanno vissuto per tre anni, giorno e notte, condividendo i suoi sogni, le sue paure, la sua quotidianità.

Gesù dice, per la terza volta, che il suo destino è segnato, che l’aspetta una croce, che l’incomprensione maturata con la classe dirigente del paese è ormai ingestibile.

Con quanta amarezza Gesù constata il fallimento della propria missione, con quanto dolore, con quanta ostinata speranza si affida al Padre.

E i dodici litigano fra di loro. Litigano perché una mamma troppo premurosa vuole per due di loro dei privilegi nel Regno imminente. Quale Regno? Quali privilegi? Un Re che si fa servo è il loro Signore e Maestro, ma ancora il loro cuore è duro.

Quanto stride questo litigio davanti alla sconcertante solitudine del Maestro! Gesù si accorge di essere solo: anche chi gli sta accanto non capisce, non vuol capire il dramma che sta per vivere.

E, invece di chiudersi in se stesso, immenso Signore, Gesù si mette da parte per insegnare pazientemente ai suoi: non così fra voi.

Come le mamme che si mettono da parte, come i papà che non fanno vedere la preoccupazione per la crisi finanziaria, come il vecchio parroco che si preoccupa di come sta la gente, senza mai dire come sta lui…

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