Pablo Erdozáin – Commento al Vangelo del 27 Dicembre 2021

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Oggi la liturgia celebra la festa di San Giovanni, apostolo ed evangelista, figlio di Zebedeo. Secondo la tradizione, Giovanni è il “discepolo amato” che si adagiò sul petto del Maestro nell’ultima cena (Gv 13, 25), che accompagnò Gesù nel supplizio della croce insieme a Maria (Gv 19, 26-27), che fu testimone del sepolcro vuoto e poi della presenza del Risorto (Gv 20, 2; 21, 7).

Nella scena del Vangelo di oggi vediamo Maria Maddalena, Pietro e Giovanni intorno al sepolcro vuoto. Questa scena ha la massima importanza perché è in gioco la vera dimensione del messaggio di Gesù, che Giovanni seppe trasmettere in modo efficace. Solo se l’amore di Gesù fosse più forte della morte fatale varrebbe la pena rischiare tutto per il Maestro. Senza questa vittoria, le sue parole rimarrebbero semplici promesse che si perderebbero nel corso del tempo.

Forse è l’amore reale e concreto che Giovanni ha ricevuto mentre era vicino al Maestro ad averlo aiutato a rimanere in attesa e in guardia dopo gli eventi della passione e morte di Gesù. C’era qualcosa di autentico e immortale nell’amore di Gesù che gli faceva pensare che la storia del Maestro non poteva finire nell’oscurità.

Questi e numerosi altri ricordi di Gesù si affollano nella sua mente quando sente da Maria Maddalena la notizia del sepolcro vuoto. L’emozione lo fa correre più veloce di Pietro, ma quando arriva lo aspetta in segno di rispetto nei confronti del capo degli apostoli. Quando volse lo sguardo non vide Gesù ma i lenzuoli di lino piegati, che gli ricordarono vividamente che il mistero del Risorto era anche il mistero del Crocifisso.

E anche se i lenzuoli di lino non offrivano una certezza assoluta, Giovanni aveva nel suo cuore una chiarezza che solo l’amore può dare. Vedendo questo seppe in cuor suo che le parole che aveva ascoltato così attentamente dalle labbra del Maestro non erano altro che la verità. Gesù era risorto e ora bisognava aspettare di vederlo e sentirlo di nuovo.

Pablo Erdozain


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