p. Lorenzo Montecalvo – Commento al Vangelo del giorno – 24 Febbraio 2020

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La parola è il primo mezzo per comunicare amore. Ci sono molti giovani oggi che, per delusione o per rabbia, si chiudono al dialogo e non aprono neppure la bocca per dire buon giorno. Il mutismo è una forma di vendetta verso chi li ha fatti soffrire.

Tra questi giovani afflitti dal mutismo c’è chi comunica con gesti violenti. Oggi ci sono molte madri che vengono picchiate dai loro figli. Ovviamente in questi ragazzi c’è un ferita profonda causata con il divorzio dei loro genitori e nell’essere testimoni, sin dall’infanzia, dei litigi tra papà e mamma.

Il cuore che non è abitato da Dio è muto e sordo. Il mutismo e la sordità sono una chiusura verso il mondo e sono malattie dello spirito. Queste due malattie spirituali possono derivare dalla mancanza di perdono. Non si ha l’umiltà di dire “ti perdono”. Non si ha neppure l’amore di accogliere il grido di chi dice “perdonami”.

Per guarire da queste due infermità dello spirito c’è bisogno di iniziare ad ascoltare la Parola di Dio. Il vero sordo è colui che si rifiuta di ascoltare la voce di Dio. Il vero muto è colui che si rifiuta di pregare. Spesso in chiese vedo che ci sono molti sordi che hanno l’orecchio indurito che impedisce loro di fare entrare nel cuore la Parola di Dio. Vedo anche molti muti che, durante la liturgia eucaristica, hanno sempre la bocca ermeticamente chiusa. Non aprono la bocca neppure per dire Amen.

A volte mi viene la tentazione di chiamare questi muti e sordi per farli venire avanti all’altare e fare su di essi il rito battesimale che si chiama “Effatà”, cioè, Apriti!
Spero che un giorno possa cadere in questo tipo di tentazione.

Amen. Alleluia.

Fonte


LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DEL GIORNO

Credo, Signore: aiuta la mia incredulità.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 9, 14-29 In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». Parola del Signore