p. Lorenzo Montecalvo – Commento al Vangelo del giorno – 16 Marzo 2020

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Il mio Padre Fondatore Don Giustino M. Russolillo in un suo scritto dice che è meglio non fare il parroco nel proprio paese natio a causa del pregiudizio. Ciò che preclude all’altro di accogliere un profeta di Dio è proprio il pregiudizio.

È quello che è accaduto a Gesù quando si è presentato a parlare delle realtà del regno dei cieli ai suoi concittadini. Quando hanno sentito parlare Gesù circa le realtà del regno di Dio si sono detti: “Come può parlare così bene delle cose del cielo se non viene da una famiglia di laureati in teologia? Sappiamo poi chi è suo padre e sua madre. È vero, Giuseppe e Maria sono delle brave persone, ma non hanno la cultura dei rabbini!”.

Il popolo di Nazaret ci fa comprendere che l’uomo non guarda all’interiorità di una persona, ma alla sua apparenza e ai suoi titoli.

Quando andavo in giro a predicare, la gente spesso mi chiedeva quale fosse la mia laurea in teologia. La mia risposta era che io non avevo nessuna laurea in teologia. Dopo la scuola teologica non ho voluto più leggere un libro scolastico.

Ma ho letto e meditato molti libri di spiritualità per conoscere sempre meglio le realtà del cielo. Inoltre ho ascoltatato con avidità molti predicatori della Parola di Dio. E lo faccio ancora. Mi affascinano gli evangelizzatori che parlano delle realtà del cielo sotto l’azione dello Spirito Santo. Purtroppo non amo ascoltare i professori e quelli che parlano con le parole degli altri.

La cattedra della Parola di Dio dev’essere lo Spirito Santo. È Lui che ci fa parlare al momento giusto con parole giuste e con tono giusto. Non amo ascoltare chi mi legge l’omelia scritta. Quando si scrive l’omelia non è lo Spirito a parlare ma è l’uomo. E la parola dell’uomo è un cembalo che tintinna.

Amen. Amen.

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