p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 8 Maggio 2020

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Le partenze ci turbano sempre. Anche quelle brevi richiedono un sms di avviso che siamo arrivati a destinazione. Le partenze per sempre poi, non parliamone. Sia quelle per un lutto, come quelle per qualcuno che deve partire per qualsiasi motivo, comportano un lasciare che non ci è spontaneo. Ci sembra di perdere qualcosa o qualcuno, se lasciamo andare dentro e fuori di noi.

Gesù oggi ci lascia: bene che ci lasci! Ci ha aperto un cammino e ce lo ha mostrato. Ora deve andarsene se vuole spalancare le porte della libertà grazie alle quali noi possiamo decidere se camminare su quella via oppure no. Fino a che rimane è come se quanto detto e comunicato, quanto amato e mostrato, non potesse giungere a compimento. Fino a che c’è Lui noi non cresciamo, rimaniamo sempre dipendenti da Lui. Quando Lui se ne va possiamo scegliere. È più difficile quando un genitore si toglie e un figlio parte, ma è la via giusta perché uno possa decidere cosa fare della sua vita. La partenza è un atto di fiducia da parte dei genitori e un gesto di libertà da parte dei figli. Non lasciare partire ha sempre un fondo di sfiducia e di possesso.

Credere in Lui altro non è che trovare la via e percorrerla. Quella via vera sulla quale Lui ci ha preceduti. Quelli via vera che è vitale perché ci umanizza nel servizio, nel lavare i piedi, nel donare quello che siamo e quello che abbiamo. Quello che siamo e quello che abbiamo fino a che li teniamo per noi non servono ad altro che ad incancrenirsi, nel momento in cui li doniamo diventano vita per noi e per il fratello, anche se non è dei nostri.

L’andarsene di Gesù ha un senso profondo e vitale: è un modo nuovo di essere presente. Quello che è stato seminato in noi prima o poi crescerà e si vedrà un volto che è il volto del Padre su di noi. Anche noi ci ricordiamo e facciamo nostro quanto i nostri ci hanno donato e insegnato, anche se per un bel periodo abbiamo rifiutato e combattuto quanto loro ci hanno donato.

Questo è il nostro tempo, è il tempo della comunità cristiana, è tempo da vivere liberi da turbamenti che ci intristiscono e ci fanno perdere il senso della vita. Il suo andarsene non è uno scomparire, non sia turbato il tuo cuore.

Gesù se ne va e lascia a noi la sua eredità. Il primo dono della sua eredità è: non sia turbato il vostro cuore! Non abbiate paura!

Il turbamento è risposta umana agli avvenimenti della vita, risposta che anche Gesù ha vissuto in vari momenti della sua esistenza terrena. Gesù ci lascia i suoi turbamenti con l’invito a seguire la sua via del non turbarci che è quella della fiducia nel Padre. I turbamenti li superiamo quando sentiamo una presenza amica, che ci dona fiducia. Il turbamento è occasione per crescere nella fiducia e nel coraggio. È via esistenziale che ci porta a fare un passo avanti. Se tutto va bene la fiducia in Dio o in chi noi sentiamo vicino, non viene a galla. La fiducia in Dio emerge non quando le cose vanno bene. Quando le cose vanno bene viviamo in un’altra dimensione, come dice il salmo, “l’uomo nella prosperità è come gli animali che periscono”.

La paura e il turbamento sono vie su cui camminare, sono vie di normalità. Quando uno non ha paura: c’è da preoccuparsi. La paura, non il panico, è come i nostri nervi: ci parla del pericolo e della incertezza; diventa luogo, se abbiamo coraggio, per cogliere al meglio la realtà e capire come vivere questa realtà paurosa senza doverla negare per non annegare.

La sfiducia è il miglior ansiogeno che c’è sul mercato. La fiducia, la fede, è il miglior ansiolitico che possiamo vivere ad ogni piè sospinto. La fede ci porta ad offrire la vita, non quella che va bene ma quella che c’è e che ci ritroviamo a vivere.

Gesù suppone che noi ci turbiamo, ma ci invita a non fermarci a quello, a non farci paralizzare dal panico, a passare oltre entrando, grazie al turbamento vissuto, nella casa della fede.

Non preoccupatevi del turbamento e della paura, sono cose naturali della mancanza delle quali ci sarebbe da preoccuparci. Non preoccupatevi ma continuate a credere, vale a dire a vivere e a camminare, ritrovando momento per momento il gusto e la bellezza del nostro camminare sulla Via della Vita: questa è la Via Vera!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
FONTE: Scuola Apostolica
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