p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 8 Aprile 2020

129

“Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?”. È la domanda di Giuda che si apre sulla pasqua, è la domanda che troviamo in noi in continuità. Che cosa volete che io faccia perché la realtà si evolva? Non importa come, mi importa come io possa essere attore di questo evento. Mi piace essere al centro della realtà ma soprattutto come attore principale più che come attore che sostiene la vita.

Io cosa posso fare ed essere per dare sostegno ai capi e a coloro che con Caifa tentano di salvare la realtà, non sono più interessati ad una realtà viva di tempo e di coinvolgimento in una realtà bella e coinvolgente della vita stessa.

Prepariamo la celebrazione della pasqua, ci diciamo pur con il blocco sociale che il mondo stesso sta operando, ma la liberazione della pasqua stessa ci interessa ancora per quello che è o ci interessa come realtà dove potere dire che la nostra religiosità è importante anche se la nostra vita non è più base centrale?

Dio ha liberato il suo popolo nella storia e nella vita di Gesù, ma a noi è cosa che interessa o è cosa troppo coinvolgente che non si sa dove ci conduce? La Pasqua che stiamo vivendo e preparando è cosa segnata dalla tristezza o, al di là dei riscontri sociali, è cosa bella al di là dei riscontri positivi o meno? È bello perché è bella in sé, non se ha dei riscontri sociali belli e riconosciuti. La bellezza non dipende dai riscontri sociali, è cosa buona e bella in sé, al di là dei riscontri sociali.

La bellezza della Pasqua non è data dai riscontri sociali o economici, non ci può interessare questo dato se vogliamo che la Pasqua sia cosa sociale e di fede. Non possiamo essere interessati al sostegno sociale per tale evento. Non ci interessa la folla e la mania democratica dove le cose hanno valore se sostenute da molti: non ci interessa rimanere coi discepoli di Gesù, che fanno parte della negazione della bellezza di Gesù stesso; discepoli che manifestano, in un modo o l’altro, tutta la loro, cioè la nostra, negazione della bellezza in nome di una riconoscenza sociale che lascia il tempo che vuole anche se in nome della democrazia.

Tale democrazia manifesta tutta la morte della realtà vera: è interessata ai riscontri sociali, non alla verità del dono e della salvezza che vanno bene solo se riconosciuti dalla realtà politica, sociale ed economica. Gesù ci manifesta, anche attraverso il Giuda che c’è in noi, che è interessato a cose vera per l’uomo, non a cosa secondarie e non vere.

Non siamo interessati a ragioni più o meno vere che si manifestano sempre nella loro inumanità sostenuta da regole sociali il più delle volte disumane, che non possono interessare la nostra vera umanità che è vera fede.

Tali riscontri sociali hanno una unica fonte e una unica realtà davanti: quella di gestire la libertà dell’umano obbligandolo ad una schiavitù che non può avere né umanità nè tantomeno fede: vuole solo la schiavitù dell’uomo che parta da una religione oppure da una realtà politica.

Tale riscontro politico che sembra essere la cosa più importante anche per i discepoli e per Giuda, non può essere al centro della nostra vita. A noi interessa la vita vera, che si presenta con la vita o con la morte poco importa, ci interessa che sia viva e non cosa da salvare perché i potenti del momento sono capaci solo ad uccidere, non a dare la vita, a Gesù Cristo in primis, ad ogni uomo in seconda battuta.

Noi siamo interessati, grazie a chi crede in modo vitale a Cristo, alla vita in sé, quella vita vera che dona vita al di là dei riscontri sociali che rischiano sempre di essere un tradimento, anche se ci riempiono la borsa di cose inutili come la borsa riempita perché aperta alla morte di croce del Cristo.

Non siamo interessati a voltare le spalle a Gesù perché come si fa a fare diversamente: non ci interessa l’arrestamento di Gesù come il riscontro sociale ed economico di questo dato: siamo interessati alla vita. Che avvenga in un modo o nell’altro nella nostra vita, ma a questo siamo dedicati e a questo crediamo. Tutto il resto ci sarà dato in più!

Fonte – Scuola Apostolica