p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 8 Agosto 2020

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Se non sono convinto di una cosa, ben difficilmente quella cosa la potrò realizzare. Se non ci credo in un’impresa, quell’impresa nasce già con il fiato corto e ben difficilmente giungerà a buon fine se lungo il cammino il mio cuore non si convincerà.

È questione non tanto di una formula magica razionale né tantomeno affettiva, è questione di un movimento di tutta la persona che vibra al pensiero di iniziare una avventura vitale.

La fede, in fondo, altro non è che la possibilità dell’impossibile. Niente di miracolistico, tutto di umano divinizzato e di divino umanizzato.

I discepoli non riescono ad averla vinta sul male dell’epilessia. Inutilmente cercano di continuare la missione di Gesù: non ci riescono.

Il non-potere dei discepoli è un continuum di questo brano: loro non hanno potuto, perché noi non abbiamo potuto scacciarlo, è la delusione dei discepoli stessi. Come mai la volontà del Padre affidata a noi da Gesù di essere gente che sconfigge il male, non si realizza? Come mai noi suoi discepoli non riusciamo più a fare la volontà del Padre di essere gente che scaccia il male?

Sembra proprio che la poca fede o la non-fede sia causa di questa impotenza. Non ci crediamo per questo siamo impotenti. Non ci crediamo per questo non affrontiamo il male e lo combattiamo. Preferiamo negarlo o nasconderlo chiamandolo bene, ben sapendo che è solo bene apparente.

Alla fede nulla è impossibile, non tanto come risultati ma soprattutto per il movimento di vita che crea. Credo sia importante per noi porre attenzione che la nostra poca fede davanti al male non ripieghi nella non-fede che nulla può. Di fronte alle cose che non vanno, al male che cresce, quante volte la nostra poca fede diventa motivo per non fare nulla perché “cosa vuoi mai fare di fronte ad un problema così grande” divenendo non-fede? La nostra poca fede è chiamata a crescere e divenire fede che tutto può, non perché rende ma perché vive e dona vita.

            Obbedire al Padre significa ascoltare il suo Figlio diletto. Ascoltare Lui è via maestra per vincere il male. Infatti la sua Parola genera in noi la nostra stessa identità, vale a dire il nostro essere figli di Dio.

La fede è l’accoglienza del seme della Parola che caduto in terra muore e porta frutto. Il frutto è essere figli di Dio capaci, perché credenti, di vincere il male. Il male più grande è uno: quello di non riconoscerci figli e di non riconoscere Dio Padre. Ne consegue che gli altri non sono fratelli ma estranei, stranieri, carne da macello, gente di serie B.

Solo chi ha la fede vince il male perché rende presente l’Assente. Dire questo non ha alcuna intenzione di esclusione ma vuole l’inclusione dei tanti che non sono giudicati da noi come gente di fede, ma dal Padre e dal Signore della vita, dalla vita stessa. Riconoscere la nostra poca fede non è giudizio ma è realismo che ci stimola a crescere nel nostro credere che il male è possibile affrontarlo e vincerlo.

Chiedere pietà al Signore, credere che Lui in noi può sconfiggere il male. La fede ci permette di ascoltare e fare di Gesù Parola, seme che germina in noi.

Chiediamo oggi la grazia del passaggio dalla nostra poca fede ad una fede incondizionata non cedendo alla tentazione della non fede, del non credere che sia possibile vivere nel male combattendolo e sconfiggendolo, oggi, non domani.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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