p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 7 Ottobre 2020

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Noi non riusciamo a coglierne la portata e non crediamo che possa essere vero, che cioè il Padre rimane sempre tale per noi.

Siamo convinti che Lui al massimo accetti di essere Padre se facciamo i bravi e se meritiamo il suo essere Padre Nostro. Non ci accorgiamo della disumanità del nostro pensiero e del nostro essere completamente fuori da ogni logica. Pensiamo di essere in tal modo logici e non ci accorgiamo di non essere in campana.

Un padre è tale per sempre e se un padre non è tale per sempre il figlio non è più figlio. Per questo il Padre Nostro che è nei cieli non gioca a fare il Padre a tempo, ma vive della sua paternità sempre e comunque. Per questo noi siamo figli sempre, non quando facciamo i bravi figli maggiori, ma sempre e comunque. Questo è dato reale e umano perché non dipende da noi ma dal fatto che il Padre Nostro è tale sempre, per scelta, per vocazione, perché ci ha messi al mondo.

Noi non veniamo dal nulla e non andiamo verso il nulla. Noi veniamo dal Padre, in Lui viviamo, in Lui rimaniamo, a Lui ritorniamo.

In questo cammino è chiara la chiamata a danzare la danza del Padre. La danza eterna del Padre e del Figlio si trasmette a noi che danziamo salti di gioia, quando vediamo il Padre e quando a Lui andiamo incontro a braccia spalancate, mentre Lui viene incontro a noi per gettarci le braccia al collo e per sollevarci verso l’alto.

Questa danza è il nostro sì a ricevere il dono di gioia del Padre che danza con noi. Questa danza è la gioia del Padre per noi suoi figli che diciamo il nostro sì a Lui danzando con Lui.

Dire Abbà è dire ti amo a Dio. Ancora di più: dire Abbà è riconoscere l’amore del nostro Dio per noi, un amore che non finisce mai, che non può finire perché il Padre non può tradire se stesso.

Il suo sorriso di Padre è il colore della vita di ogni uomo. È espressione della sua tenerezza e, soprattutto, della sua fiducia verso di noi. Eravamo smarriti e mezzi morti, senza Padre e senza Madre, abbandonati, oppressi e schiavizzati da coloro che avrebbero dovuto essere nostri fratelli. Quanti ne abbiamo schiavizzati anche noi. Quanti santoni, preti, guru, uomini politici e dittatori ci sono venuti incontro presentandosi come salvatori, mentre invece erano solo sfruttatori del nostro essere un numero che aumentava il numero dei consensi?

Lui, il Figlio Primogenito, ci è venuto incontro, ci ha visti, ha avuto compassione, ci ha curati e ci ha portati a casa sua perché potessimo conoscere il Padre.

Lì siamo stati accolti e abbiamo imparato di nuovo a conoscere il Padre, a contemplare il suo viso mentre riconoscevamo in Gesù Buon Pastore, la voce del Padre che ci chiamava a sé.

Non interessa essere né giusti né peccatori: sappiamo di essere peccatori, Interessa un cuore amante che sappia gridare, grazie allo Spirito, Abbà, Padre.

Siamo tali perché Lui ci viene a cercare come pecora smarrita e fa festa quando ci trova. Siamo tali perché Lei spazza la casa per poterci ritrovare come dramma perduta e poter chiamare le sue amiche a fare festa.

Siamo tali perché Lui ci dona se stesso, muore prima del tempo per poterci donare la sua eredità; attende che noi facciamo le nostre esperienze non sempre belle; ci corre incontro quando ci vede da lontano; viene fuori a chiamarci alla festa quando noi, immusoniti nella nostra rettitudine falsa e senza alcun amore, ci rifiutiamo di entrare in casa perché il prostituto, quello che ha fatto tutto quello che voleva, è ritornato e Lui si comporta ancora da Padre.

Padre! Abbà! Tutta la nostra lontananza e piccolezza, la nostra non amabilità, diventano, in questo grido che nasce in noi e che noi danziamo saltando di gioia, l’unica misura del suo amore.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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