p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 7 Luglio 2020

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Lo spirito muto e sordo che attanaglia la nostra vita, è lo spirito che ci acceca. Gesù ha appena guarito dei ciechi dalla loro cecità, ora guarisce questo muto indemoniato dandogli la parola.

Lo spirito muto che serpeggia fra di noi è dato anche dalla incapacità ormai cronica e paralizzante del non saperci più meravigliare di nulla. Non sappiamo più vedere il bene e non riusciamo più a riconoscerlo. Siamo invece diventati bravi a sminuire ogni cosa buona fatta.

Ci viene meglio esclamare che la guarigione dei ciechi e il ritornare alla parola da parte del muto sono opera del principe dei demoni. Siamo certi che sotto sotto il motivo per cui questo avviene è ben diverso da quello che si va in giro a dire. Se quel tale ha fatto qualcosa di bene, c’è ben una ragione perché questo stia avvenendo. Di sicuro non ha fatto tutto questo per disinteresse, un qualche ritorno ce lo ha di sicuro. E mentre diciamo male di chiunque e neghiamo ogni bene non facciamo altro che manifestare lo spirito muto che c’è in noi. Abbiamo il cuore malato, abbiamo occhi che non sanno più vedere, abbiamo un udito distorto e non sappiamo più dire la parola di bene che proviene da Dio. Incapaci di esclamare: “non si è mia vista una cosa simile in Israele, in mezzo a noi”, ci accontentiamo di dirci che in fondo anche Lui è come tutti, “scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”.

Sappiamo bene quanto la parola sia importante per la vita. La parola è ciò che dà senso alla realtà: tutto senza di essa resta sordo e assurdo, resta muto, non dice più nulla. L’uomo che riceve luce dalla parola diventa la parola che ascolta. Nell’ascolto c’è stupore e occhi che si aprono ad una luce nuova, ad una visione nuova. Vedere il bello e saperlo riconoscere e contemplare non è necessariamente un fuggire dalla realtà. Vedere il bello e contemplarlo è innanzitutto un lasciarsi conquistare dal bello stesso.

Essere muti significa essere persone nelle quali il circolo della parola si arresta. Per questo la parola non la possiamo più sentire, non la sentiamo più, non la possiamo più accogliere e comprendere, non la possiamo fare nostra perché noi possiamo farci lei. Se questo avviene allora diveniamo incapaci di esprimere la parola, ci paralizziamo sui nostri banchi delle imposte di turno, dobbiamo girare in barella e non riusciamo più a trovare spazi di libertà da quello che sembra essere diventata l’unica via di vita: far girare l’economia perché senza di essa si muore.

Grazie all’illuminazione, quella della fede, noi ritorniamo a sapere chi siamo e possiamo ritornare a comunicare la nostra realtà di vita.

Così la promessa di Dio si compie oggi. Così, oggi, il Verbo si fa carne in noi e in mezzo a noi. Così ritorniamo a meravigliarci perché vedenti l’opera di Dio nel mondo, nel mio vicino.

A noi preferire la fede che si meraviglia e accoglie, oppure l’incredulità che ci indurisce e ci porta al rifiuto magari con sottili ragionamenti. Ma la sostanza non cambia: sempre di rifiuto si tratta.

Accogliamo lo spirito della parola oggi; accogliamo la luce della parola e camminiamo meravigliosamente meravigliati per le grandi cose che anche oggi il Signore compie in mezzo a noi.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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