p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 7 Agosto 2020

La sequela del Signore non è questione di scelta morale, è questione di innamoramento. Ci accorgiamo sempre più come le nostre scelte morali abbiano il fiato corto e cadano di fronte all’incalzare di una realtà sociale e personale che è sempre meno morale.

La scelta morale, che vive solo di ciò, si fa abbagliare da specchietti delle allodole che portano ben poco lontano. Ciò che abbaglia, inoltre, è ciò che vuole sfruttarci per dare vita a se stesso, per trovare cibo per vivere. Un mercato drogato dalle sue stesse leggi non potrà mai portare ad una umanizzazione semplicemente perché, per sussistere, ha bisogno di disumanizzare creando delle cosiddette leggi di mercato degli idoli a cui sacrificare la propria vita, il proprio tempo, la propria famiglia, il proprio paese.

La scelta può essere solo una scelta da innamorati al di là delle nostre fedeltà morali oppure no. E l’innamoramento è un dono che non dipende da noi ma che ci attira verso una scelta, quella sì che è nostra, di amore.

Non importa quanto siamo bravi, importa quanto ci lasciamo attrarre. Dice il profeta Osea (2, 15-17):

“La punirò per i giorni dedicati ai Baal,

quando bruciava loro i profumi,

si adornava di anelli e di collane

e seguiva i suoi amanti,

mentre dimenticava me!

Oracolo del Signore.

Perciò, ecco, io la sedurrò,

la condurrò nel deserto

e parlerò al suo cuore.

Le renderò le sue vigne

e trasformerò la valle di Acor

in porta di speranza.

Là mi risponderà

come nei giorni della sua giovinezza,

come quando uscì dal paese d’Egitto”.

Israele ha abbandonato l’amore del Signore ed è paragonato ad una prostituta. Una prostituta che il Signore punisce attraendola di nuovo a sé, portandola alle origini del suo innamoramento, seducendola e facendo rinascere in lei la speranza.

A quel punto noi ritorniamo liberi di agire secondo una volontà libera facendo lo stesso cammino del Signore perché lo riscopriamo bello e buono. Andare dietro a Lui ritornando nel deserto, rifacendo l’esperienza dell’esodo come via per la piena realizzazione della nostra umanità, della nostra personalità. In questo modo, prendendo la nostra croce su di noi per amore può nascere la vittoria sull’egoismo e sulla morte.

Rinnegare se stessi significa rinnegare il nostro falso io che cede alla tentazione delle luci luciferine che abbagliano ma non danno vita, anzi la richiedono. Così la morte dell’egoismo e del fariseismo diventa rinascita nell’amore.

Detto in altre parole: uno se vuole essere se stesso deve smettere di pensare a se stesso: solo allora può rivedere i tratti del suo vero volto perché volto rivolto all’altro.

La croce nostra è lotta con il male che c’è in noi, è una lotta che solo noi possiamo fare, che nessuno può fare al posto nostro. È una lotta che diventa sapienza che riempie le lampade di olio di sapienza di Luce vera, quella che viene nel mondo e che illumina, non abbaglia.

In questa lotta però non siamo soli: c’è Lui che ogni giorno viene a noi chiamandoci nel deserto, mostrandoci il suo amore appassionato, vivendo per farci innamorare ancora una volta di Lui. Lui che ci precede e ci accompagna.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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