p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 4 Novembre 2019

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Gesù guarda e osserva. Guarda come la gente si comporta mentre è invitata ad un banchetto. La gente sceglie i primi posti, l’invitante invita chi già conosce e che sa che prima o poi ricambierà l’invito.

Questo buon senso nostro è lievito dei farisei: si compra visibilità, si vende bene la propria merce, non si dà nulla per nulla, si vive di reciprocità, che ha una sua importanza, sostituendola in toto alla gratuità facendo, in tal modo, morire l’amore di asfissia.

Gesù ci guarda e osserva: vede come ci comportiamo noi ed evidenzia il lievito dei farisei che alberga e cresce in noi. Ci invita ad uscire dal buon senso e ad accogliere il lievito Madre del Regno. È un invito che ci chiede di smetterla di invitare la gente a Messa, di smetterla di pensare che la chiesa sia intorno alla chiesa, di smetterla di credere che il Regno di Dio sia la Chiesa. Gesù ci invita a fare un passo oltre lasciando stare il potere del parroco che non è più a servizio ma comanda su quello che gli hanno insegnato essere la sua parrocchia, mentre è roba della gente, soprattutto dei poveri e di coloro che hanno poco da dare. È invito a scegliere gli ultimi posti vale a dire la cucina delle case della nostra gente. È tempo di ritornare a vivere l’eucaristia sulle strade non più nelle chiese. È tempo di lasciare le nostre strutture per essere a disposizione di chi, con la sua piccolezza, è sapienza del Padre in mezzo a noi. È il piccolo Zaccheo che riceve la visita di Gesù, l’Incarnato che oggi celebra la messa a casa di Zaccheo. Scendi subito, Zaccheo, perché oggi debbo fermarmi a casa tua. Oggi, non domani. Devo, non forse vengo, adesso ci penso, guardo la mia agenda e poi ti darò una risposta, cioè mai!

È il tempo dei piccoli che nascono nel Natale con Gesù e vengono messi nella mangiatoia dove Gesù diventa cibo da mangiare per ognuno di noi. Incarnato nella mangiatoia diventa messa per tutti, noi compresi. Con Lui siamo chiamati ad essere deposti nella mangiatoia per divenire cibo per l’umanità. La mangiatoia non è il primo posto nell’albergo, è l’ultimo posto. Non è dove tutti vanno a sedersi. La mangiatoia è dove zoppi e ciechi, poveri e storpi, gente che non può ricambiare, vanno a sedersi o si avvicinano semplicemente perché non vi è neppure un posto dove sedere. Ma lì sanno che si celebra la messa, lì si mangia, lì ci si sazia di amore e si diventa amore libero, senza gente che deve ricambiare per ricevere l’invito. Gli ultimi posti sono fuori dalla chiesa, sono per strada. Gli ultimi posti non sono all’oratorio, sono nel cortile del condominio. Gli ultimi posti non sono in canonica, sono nella baracca dei braccianti che continuano ad essere sfruttati dalla mafia e che, finalmente, trovano casa nelle nostre parrocchie: lì possono prendere la residenza per avere il diritto di essere vivi. Questi sono gli ultimi, questo è Cristo Ultimo che siede all’ultimo posto, che dico: che diventa Pane di vita, Vino di santità, Acqua che ristora e che ci lava da tutto il nostro lievito farisaico.

Gesù ha scelto l’ultimo posto che lo ha portato ad essere escluso dai nostri banchetti, dalle nostre chiese. Così è diventato lievito che ha fatto lievitare la farina divenendo Pane da mangiare, eucaristia da celebrare laddove la persona vive.

È il lievito del Regno che non si identifica con l’avere una bella chiesa ed essere ricordati perché abbiamo ristrutturato gli ambienti o abbiamo costruito cose nuove: questa è cosa banale e lievito dei farisei che pervade la chiesa tutta, non da ultimo il Vaticano. È il lievito del Regno che ti ricorda che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Ricordati che il dare è cosa del cuore, non è cosa di cose di cui ci liberiamo per fare spazio nei nostri armadi. È lievito che non chiede dominio ma servizio. È lievito dove il bene comune è al di sopra di ogni bene personale o di partito. È il lievito dove la visibilità e l’apparire non hanno più senso perché ne uccidono di più le apparenze che non la verità detta e vissuta. È lievito che chiede di scomparire per lasciare posto agli altri. è decisione di dono, è decisione di morire per amore, è decisione di lasciare perché è tempo che la vita faccia il suo corso, è tempo di tornare nella casa del Padre dove la Madre ti attende a braccia aperte. È tempo di lasciare il posto ad altri, non è più tempo di occupare posti, di avere la presidenza, di avere il monsignorato e stupidaggini del genere che servono solo a farci sempre più pavoni e sempre meno aquile, sempre meno chiocce che vivono per i propri pulcini.

È ormai tempo di svegliarci dal sonno, di ritornare a svelare e a scoprire i tratti del volto del Padre su di noi, i tratti dell’amore della Madre in noi: non più primi ma ultimi per essere veri nella verità di amore.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 12-14
 
In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato:
«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore