p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 31 Ottobre 2021

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Vedendo che uno degli scribi aveva posto una domanda di cuore – quale è il primo di tutti i comandamenti? – Gesù manifesta uno sguardo di simpatia che lo porta a dire “non sei lontano dal Regno di Dio”.

Quello scriba era rimasto incantato dall’intelligenza e dallo stile con cui Gesù era sfuggito alla domanda trabocchetto dei farisei. Loro avevano chiesto a Gesù che cosa dare a Cesare e Gesù risponde chiedendo di dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio!

Così ai sadducei che lo provocano sulla risurrezione Gesù dice che “Dio non è un Dio dei morti, ma dei viventi”.

Gesù si pone in un modo nuovo, qualcosa di inaudito, con un fascino segreto, tanto che viene spontaneo, chiedergli che cosa è, nella fede, la cosa più importante per Lui. Che cosa è il cuore, il cuore di tutto!

Anche a noi che ascoltiamo Gesù e che tentiamo di seguirlo da anni viene spontaneo innalzare una domanda: alla fine, che cosa è importante? Che cosa è più importante per te Dio?

Che cosa è importante non tanto per darla a bere, non tanto per vendere bene quel poco che diciamo di vivere per salvare le apparenze, non per un giorno solo o un attimo, ma per tutti i giorni. Qualcosa di importante non solo per te, ma anche per tuo figlio, per tuo fratello, per i tuoi, per chi non conosci! Cosa è importante per il figlio di tuo figlio?

Gesù, da buon ebreo, dice che il primo comandamento, vale a dire amare Dio con tutto il cuore, va a braccetto col secondo che è amare il prossimo tuo come te stesso. Anche noi tendiamo a scivolare via in fretta sulle parole di Gesù.

Quel Gesù che, da buon ebreo, fa precedere il comandamento “di amare” dal comandamento “di ascoltare”.

“Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è unico Signore … amerai il Signore Dio tuo …”. Questo precedere, che Gesù pone sul piatto, ci riporta ad una dinamica di vita dove l’ascolto è essenziale per vivere. Potremmo dire che tu sei un credente, noi siamo dei credenti, se, sulle orme di coloro che ci hanno preceduti, siamo un uomo, siamo una donna. “Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è unico Signore…”.  

È un invito a interrogare la storia, ad interrogarci sulla storia. Interroga la storia e ascolta! C’è forse qualcuno che ha fatto per te le cose che ha fatto Dio?

Per te è unico … per questo lo amerai con tutto il cuore! Il comando di amare potrebbe sembrare a prima vista un controsenso.

Potremmo porci una domanda: ma si può comandare l’amore? Come si può amare uno che non si conosce? Come si può, diremmo ancor più, conoscere uno se non l’ascolti?

Ascolta Israele: lo storia di Dio è scritta nella Scrittura, ma non solo! La sua storia è scritta nelle pagine della storia dell’umanità, di ognuno di noi! È scritta nella vita e nella morte, nella risurrezione di Gesù.

Ascolta! Di conseguenza amerai!

Amerai con tutto il cuore. Un amare che unisce i due comandamenti, che fa l’unico comandamento!

Amare è il primo comandamento. Noi spesso scivoliamo sul fare, sulle cose da fare. I nostri esami di coscienza sono sulle cose fatte o non fatte. Ma amare appartiene ad una sfera più segreta, più intima: amare mette in moto il cuore!

Amare dice un esserci, un esserci non solo fisico, un esserci con la mente e il cuore: “amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutte le forze”.

In questa dinamica non è che le azioni non contino: l’amore per sua natura, infatti, diventa un gesto. Ma non sempre i gesti sono abitati, non sempre le azioni sono tali, così non sempre le nostre giornate sono abitate dall’amore. Non vi sono nemmeno gesti religiosi che dicono vita e verità.

Amare Dio e il prossimo vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Noi invece pensiamo che certi gesti siano l’unica cosa essenziale, come confessarci di non avere partecipato alla messa per avere voluto assistere i malati o per avere ascoltato uno che aveva bisogno di essere ascoltato.

Ciò che vale e salva è la precedenza dell’amore e dell’ascolto, per potere essere evangelici.

Quante volte si dice di amare e non si ascolta, ingannando l’altro con i nostri suggerimenti, o facendo quello che abbiamo in mente noi.

Prima ascoltiamo; poi diremo! Diremo senza sbagliare o, forse, sbagliando un po’ di meno lasciando per via le nostre pretese.

Ascoltare per amore significa: ascoltare chiunque in qualsiasi luogo e per qualsiasi mestiere si stia giocando. Proprio per questo, ciò che importa, non è dimostrare, salvando le apparenze anche con dei buoni comandamenti osservati, quanto invece ascoltare con un cuore amante che semplicemente accoglie, senza dipendere in schiavitù da meriti e bravure del prossimo.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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