p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 31 Dicembre 2020

“Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”.

Del Padre noi non abbiamo nessuna immagine, perché l’unica sua immagine e somiglianza siamo noi, se stiamo davanti a Lui nel Figlio Unigenito.

Gesù è venuto a manifestarci questo Dio. Nel brano di vangelo di quest’oggi Giovanni ci presenta il prologo, l’ouverture del perché e del come Gesù è venuto a manifestarci il volto di Dio. Questo prologo è l’inizio della sinfonia, vi ritroviamo in sintesi tutti i temi che vengono poi svolti nella sinfonia stessa. È una miniera di perle preziose che vengono estratte una ad una. È un inno alla Parola, alla Luce e alla Vita.

Il Verbo, la Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. Quella Parola che da sempre stava davanti al Padre, è venuta ad abitare in mezzo a noi risplendente della Luce del volto del Padre. Questa Parola è la Parola del Padre che ci rivela come il Padre la pensa e come il Padre agisce. Noi ascoltando la Parola incarnata, il Dio in mezzo a noi, ascoltiamo il Padre. Sì perché se Gesù è la Parola, se il Battista è la voce, il soggetto che parla è il Padre, il Padre parla attraverso la vita del Figlio.

E il Verbo si è fatto carne. È venuto e ha fatto risplendere la vita. Ma nella grotta di Betlemme c’è solo il quasi niente: un grido di bambino.

Capiamo che: la Parola si è fatta pianto di un bambino. E si farà carne del latte della madre; e si farà lacrime per la morte dell’amico Lazzaro; si farà festa per il figlio prodigo; tenerezza per Marta e Maria; stupore per la prostituta in casa del fariseo; amore per la Siro Fenicia; riconoscimento della fede del Centurione; accoglienza per il Buon Ladrone; guai per i farisei! La Parola si incarna facendosi spalle per la pecora smarrita e mani che lavano i piedi ai discepoli. È carne inchiodata dove grida il dolore; e poi silenzio, il grande silenzio del sabato santo, ma non per sempre.

E sarà pietra rotolata via il mattino di Pasqua e nome pronunciato con amore, come nessuno, per Maria di Magdala e per Pietro, tre volte sul lago.

Dio viene come un bambino: un neonato non può far paura, si affida alle tue mani, vive solo se qualcuno lo ama. Così le madri fanno vivere i loro figli: li nutrono di latte e di sogni, ma prima ancora di amore. Gesù vivrà perché è amato. Oggi Dio vive tra noi per il nostro amore. Diceva Illesum: “Ora sta a noi aiutare Dio ad essere vivo in questo mondo”, a incarnarsi ancora in queste case, in queste strade, in queste città.

Lui nasce. Nasce in quegli uomini tanto piccoli e tanto liberi da essere incapaci di aggredire, di odiare e di minacciare. Nasce solo in quegli uomini che vogliono essere tanto piccoli da pensare con il cuore. Questo è assurdo, ma questo è il mistero dell’Incarnazione vissuta nel cristiano.

Dio non plasma l’uomo con la polvere e il fango della terra, ma si fa lui stesso polvere plasmata, bambino di Betlemme e carne universale. Cristo è l’uomo per eccellenza: l’uomo non può salvarsi rinnegando la natura umana. L’uomo nella sua radice non è cattivo, non si salva contraddicendo il cuore e le passioni. In ogni carne c’è un frammento di Logos (Verbo), c’è qualcosa di Dio in ogni uomo, c’è santità in ogni vita, c’è la buona volontà di amare riconosciuta dagli angeli a Betlemme.

Non ci sono prove che dimostrino il Natale. Ma noi ci salveremo dicendo sì a questa carne abitata dal cielo, dicendo sì a tutto ciò che è libero da violenza e da inganno perché strade di Luce si sono aperte dentro di noi.

In noi c’è un bambino che sa ascoltare il brusio degli angeli; c’è un bambino che mi parla di Dio perché solo i bambini sanno parlare di Dio, questo mi può fare volare.

In me c’è anche l’uomo che dice che il Natale è ormai una festa pagana. L’uomo che quando sente Betlemme sente la storia di duemila anni che hanno fruttato solo posti di blocco lungo le strade che portano al campo dei pastori.

Ma c’è in me anche un uomo (o forse una donna, sì non può che essere una donna) che crede e prega: Mio Dio, mio Dio bambino, povero come l’amore, piccolo come un piccolo d’uomo, umile come la paglia dove sei nato; mio piccolo Dio, che impari a vivere questa nostra stessa vita, che domandi attenzione e protezione; mio Dio incapace di difenderti e di aggredire e di fare del male; mio Dio, che vivi solo se sei amato, che altro non sai fare che amare e domandare amore, insegnami che non c’è altro senso, non c’è altro destino che diventare come te.

Qui oggi in mezzo a noi, la Vergine ritorna a partorire il suo Figlio impossibile, ovunque ci siano semplicemente uomini veri. Ogni creatura riprende la sua avventura, quella di diventare vera, di diventare sillaba di Dio e farsi carne intrisa di cielo. Non sappiamo più vedere Dio perché non sappiamo più chinarci così profondamente.

I padri del deserto dicevano:

“Se ti chini su te stesso, sul tuo intimo, su quella parte di te che non riveli a nessuno, né all’amico, né alla madre, né allo sposo, se ti chini sul tuo segreto più profondo, là dove nascono i sogni e l’amore, là vedrai emergere un volto che non è il tuo volto ma quello del Figlio della Bellissima, il volto del Dio amabile, un bambino che vivrà per il tuo amore”, il tuo vero volto!


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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