p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 3 Settembre 2020

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I discepoli, cioè noi, sono sterili: “hanno faticato tutta la notte e non hanno preso nulla”. Sulla Parola ascoltata e accolta gettano di nuovo le reti. L’effetto è bellissimo: da un lato “presero un’enorme quantità di pesci”, dall’altra riconoscono la loro indegnità: “Signore allontanati da me che sono un peccatore”, dice Pietro gettandosi ai piedi di Gesù. L’effetto di quanto avviene è lo stupore. Conseguenza di questa Parola ascoltata e accolta è che “tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

Ora che avevano risolto il loro problema di riempire lo stomaco, lasciano tutto e lo seguono.

Ci accorgiamo che nasce un popolo di ascoltatori che portano frutto. Maria è vergine ascolta e nasce Gesù. I pastori ascoltano gli angeli, vanno e vedono le meraviglie che il Signore ha compiuto. I Magi lasciano la loro terra fino a giungere ad adorare il Salvatore. I discepoli ascoltano la Parola vivente venuta a loro e, dopo avergli prestato una barca per insegnare alle folle, sulla sua parola gettano le reti facendo una grande pesca. Un successo che non si fermano neppure a godere: lasciano tutto e seguono Gesù, quel Gesù che dopo avere raccolto numerosa gente intorno a sé e avere avuto un seguito a causa dei suoi miracoli, prende e se ne va ad annunciare la Buona Notizia alle altre città, nonostante gli abitanti della città da lui visitata gli chiedessero di restare.

Lo scopo è portarci a cogliere la bellezza e la fecondità della parola di misericordia a cui siamo chiamati ad obbedire grazie all’ascolto. Questo ascolto porta frutti di salvezza che non sono né motivo di elogio né motivo per non passare oltre. Anzi più è grande il successo e più è tempo di lasciare per passare oltre e andare a gestire e a vivere altre pesche. Coloro che abbiamo beneficato vanno lasciati liberi di godersi quanto hanno ricevuto, liberi da ogni necessità di gratitudine e di riconoscimento.

La chiamata di Maria è dunque la stessa del discepolo. Alla sua verginità corrisponde la nostra sterilità, il nostro peccato riconosciuto. Nell’obbedienza ascoltante anche noi concepiamo come lei. Così il corpo di Cristo giunge alla sua natura piena abbracciando tutti i fratelli.

Il Signore Gesù è Parola detta e vissuta con autorità. Lui ci chiama all’ascolto per scorgere Lui Signore della vita che ci chiama alla grazia e ci invia a donare la stessa grazia ai nostri fratelli.

Pietro ha due barche: una è scelta per dire la Parola e l’altra per mietere quanto è cresciuto dalla seminagione della Parola di misericordia. Pietro ascolta e obbedisce, raduna i suoi compagni e accoglie il mandato a divenire pescatore di uomini. Gesù non è più solo, i discepoli sono chiamati a continuare la sua missione.

Finalmente nasciamo noi oggi, popolo di ascoltatori che seguono Gesù. Il Dio della misericordia che è il centro della vita del vangelo di Luca, si manifesta a noi e diverrà sempre più centrale fino a sentire risuonare in noi la chiamata ad essere misericordiosi come è misericordioso il Padre che è nei cieli.

Questi sono i veri frutti, nascosti, poco visibili, poco effetto delle nostre tecniche di pesca. Tutto è grazia e accogliendo questa grazia noi rinnoviamo la nostra vita in Lui  per i nostri fratelli.

Non temiamo la nostra sterilità. La nostra sterilità è grembo per accogliere il dono dello Spirito Santo che porta in noi il seme della Parola fino a portare frutto di vita a servizio dell’umanità e dei nostri fratelli.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli 
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