p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 3 Maggio 2019 – Gv 14, 6-14

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Dopo la lavanda dei piedi che abbiamo celebrato prima di Pasqua, ci ritroviamo Gesù che ci dice che se ne va. Lui ritorna al Padre, si mette sulla via per camminare da casa e per camminare verso casa. I discepoli sono tristi perché Lui se ne va, ma questa tristezza si cambierà in gioia. Noi che siamo così attaccati alle cose e alle persone siamo chiamati ad andarcene seguendo Gesù che è via vera, via vitale. L’andarsene è cosa buona per un figlio perché possa ritornare, l’andarsene è cosa buona, ad un certo punto della vita, perché l’andarsene è una concretizzazione della legge della vita. L’andarsene è lasciare che la notte ceda il passo al giorno e che l’inverno ceda il passo alla primavera. Per noi l’andarsene evoca qualcosa di triste, e giustamente direi. Ma l’andarsene è anche qualcosa che aleggia sulla nostra vita come dono di vita, come dono di libertà, come dono di non possesso.

L’andarsene di Gesù è aprire la via alla verità e alla vita perché noi possiamo cogliere il da farsi, seguendo questa via che è Lui. L’andarsene di Gesù, come quello di tutti noi, è un nuovo tipo di presenza. Lui andandosene ci ha aperto la via precedendoci coi suoi passi. Lui ci mostra la via cosicchè, noi, grazie a Lui, percorrendo il cammino di questa via vera, via vitale, raggiungiamo il Padre tornando ad essere quello che eravamo fin da principio e quello a cui siamo chi-amati ogni giorno: figli del Padre.

Tommaso, che chiede a Gesù dove va per poterlo seguire, è l’uomo buono, l’uomo generoso, che non ha capito il significato dell’andarsene di Gesù. L’andarsene di Gesù tramite la sua morte è dono di amore, quell’amore che è più forte della morte. Non capire questo significa non poterci aprire alla risurrezione. Di Tommaso, uomo buono che non capisce, noi siamo gemelli. Gesù andandosene ucciso dalla legge non fa altro, caro Tommaso, caro uomo buono, che slegarci dai legacci della legge. Questo slegarci è aprirci la via per passare dalla legge, roba da schiavi, alla vita, cosa da figli. La libertà che si gioca nel suo apice proprio nell’andarsene, nel dare la vita. Questa è la via vera della vita! Via che Gesù ha percorso prima di noi perché potessimo ritrovare la via del ritorno a casa come figli, come fratelli, come gente che ha stampato negli occhi il volto del Padre. Gesù via ci riporta dunque al Padre come figli.

Gesù è l’Io Sono, è Dio incarnato, via perché è la verità. Per Giovanni la verità non ha nulla a che vedere con una verità provata magari scientificamente. La verità è ben altra cosa. Quale è la verità che permette a noi di vivere da buoni pellegrini? Quale è quella verità che facciamo così fatica ad accettare?

La verità è che Dio è Padre. È Padre non più Dio, quel Dio, di ogni razza e religione, nel nome di cui ci siamo fatti e continuiamo a farci guerra. Accettare il Padre significa accettare noi stessi, noi stessi che siamo figli. Accettare il Padre e Gesù via che ci conduce a Lui, significa riconoscere la voce di Gesù che ci chiama per nome in mezzo ad una folla vociante e sconosciuta quale pare essere spesso la nostra esistenza. Il Padre non è il concorrente della nostra vita schizzata, il Padre è amore vitale per ognuno di noi. Il Padre è amore e libertà: questa è la verità, nuda e cruda! Menzogna del Menzognero è tutto ciò che ci spinge a cogliere Dio come amico nostro e nemico dei nostri nemici o a coglierlo come nemico della nostra vita e della nostra libertà. La verità del Padre è il suo amore infinito per noi che si realizza nel Figlio che se ne va per amore, per potere donare la sua vita per noi. Questa è la roccia su cui è costruita la dignità della nostra esistenza, non i nostri meriti più o meno veraci.

Gesù verità che si mostra a me nel suo camminare dal Padre a noi: Lui si è fatto carne, si è fatto uomo, ha voluto umanizzare la nostra disumanità. La via vera non si ferma lì, la via vera continua fin sulla croce dove Dio Figlio muore per noi: questo è l’amore del Padre per noi, così il Padre ci ama. Questa è la via vera della vita.

Se come Tommaso avremo il coraggio di mettere le dita nel buco dei chiodi e la mano nel foro del costato, forse anche noi potremo innalzare il grido liberatorio di Tommaso come professione di fede “Mio Signore e mio Dio”!

Non abbiate paura perché me ne vado, è cosa buona e giusta, è dono vitale di libertà vera. Riprendiamo a camminare andandocene dalle nostre false sicurezze famigliari, sociali e religiose. Andiamocene nella via vera di vita che è un dono di amore che lascia spazi di libertà e ci porta a spazi liberi di vita.

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

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Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 14, 6-14

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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