p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Novembre 2021

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L’Avvento, periodo che abbiamo iniziato di nuovo a vivere, è tempo dove seminare cura e attenzione.

Il primo a seminare tale cura e attenzione è il centurione che ben evidenzia la situazione del suo servo. Il suo servo “è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente”.

L’attenzione e la cura del Signore, come risposta a quella del centurione, non si fa attendere: “Verrò e lo guarirò”.

L’immediatezza della cura e dell’attenzione da parte di Dio e da parte del centurione sono una prima provocazione a noi a fare meno conferenze sui mali del mondo e a dare più risposte, risposte immediate appunto.

Evidenziare la situazione nostra, come del nostro servo, è un atto di attenzione che non vuole umiliare nulla e nessuno. Semplicemente esprime un desiderio: quello che il mio servo possa essere guarito. Un desiderio che cerca e incontra il guaritore, l’Avvento Gesù.

Evidenziamo la nostra città, Cafarnao, città posta ai confini, una città di frontiera, come molto spesso è di frontiera la città della nostra esistenza. Noi che ricerchiamo sicurezza, incontriamo insicurezza. Noi che ricerchiamo saldezza di vita, ci ritroviamo spesso senza fondamento. Noi che ricerchiamo ciò che è vita e vita vera, ci imbattiamo in situazioni in cui la vita ci sfugge di mano.

Anche noi possiamo essere, a volte, il servo malato, che giace in casa, che è paralizzato e che soffre molto. Anche la nostra esistenza è spesso malata e paralizzata, rinchiusa nelle case delle nostre depressioni e continuamente in sofferenza.

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Nascondere questa evidenza dei fatti non giova a nulla. Giova solo ad aggravare la malattia e non mette in moto quella ricerca sincera del “che cosa posso fare” per potere ritornare di nuovo a vivere, per ritrovare la guarigione.

Queste situazioni che si presentano come situazioni di vita al limite, non esenti da ambiguità e incertezze, possono diventare luoghi di appuntamento con Dio. Qui possiamo manifestare maggiormente la nostra capacità di attesa: mettendo in moto cura e attenzione.

La cura e l’attenzione sono atteggiamenti belli, che concretizzano l’attesa del cuore. Attesa che non è passiva ma attiva. Attesa che, esprimendosi nella cura e nell’attenzione, vede ed evidenzia, cerca e inventa vie di uscita, vie di cura, vie di guarigione per sé e per il prossimo.

Possiamo essere noi i centurioni che vedono e che chiedono guarigione. Possiamo essere noi i Gesù a cui viene chiesto aiuto. Le parti nella vita spesso subiscono cambiamenti.

Ma ciò che rimane importante è che in questi atteggiamenti di cura e di attenzione, sempre emerga la fede nella Vita, la fede nel non lasciarci cadere le braccia, la fede che una soluzione e una guarigione è possibile. La fede nel mondo di misericordia di Dio, la fede nel mondo di carità del prossimo.

Questi atteggiamenti di Avvento che si prendono cura della vita e danno attenzione alla realtà, sono semi che ogni giorno possiamo seminare e sono germogli che fanno fiorire la nostra esistenza che spesso si presenta a noi come terreno arido e senz’acqua, senza vita e senza speranza.

Avvento, tempo di cura e di attenzione. Tempo in cui desiderare di essere guariti evidenziando le nostre paralisi, il nostro essere “chiusi in casa, malati, paralizzati e in grande sofferenza”. Tempo in cui dare cura e ricevere attenzione, tempo in cui credere di nuovo che Colui che viene instaura un nuovo percorso di speranza e di certezza. “Io verrò e lo guarirò”, adesso e non domani, ora e non dopo, prima di tutto e mai dopo qualche altro impegno pur gravoso.

Questo è il dono di una fede grande che pervade le nostre esistenze e può irrigare come rugiada i terreni inariditi di tanti nostri fratelli.


AUTORE: p. Giovanni Nicoli FONTE SITO WEB CANALE YOUTUBE FACEBOOKINSTAGRAM

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