p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 29 Novembre 2019

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Questi discorsi apocalittici di fine anno liturgico, ricordiamo che domenica comincia il nuovo anno con l’Avvento, noi continuiamo a leggerli come una disgrazia, ma disgrazia non sono. L’apocalisse significa rivelazione, non fine di tutto. L’apocalisse ci rivela il senso della storia e evidenzia il perché siamo al mondo. La nostra vita come la nostra storia non dipende dalle cose che vanno bene o vanno male, il suo senso è ben altro. Nel mondo il male c’è ma non siamo obbligati a farlo, anche se a volte sembra proprio che ci venga bene. Ma è altrettanto certo che il mondo non è il trionfo del male, anche se ai profeti di sventura piace dipingerlo tale.

Alla luce del Crocifisso i mali di oggi sono da cogliere, perché così ce li rivela la croce, non come rantolo di morte ma come vagito di nuova creatura, quella creatura, che siamo noi, che nasce ogni giorno, proprio oggi al sorgere del sole. Gesù è già Luce ed è venuto alla luce: a noi vivere il travaglio del parto per essere generati alla Luce.

I versetti precedenti a quelli di oggi sono una celebrazione di distruzione che termina con l’invito a levare il capo. È invito a vedere ciò che il vangelo di oggi ci propone in mezzo a tutta quella distruzione descritta nei versetti precedenti: tutto questo sono germogli del Regno di Dio che è vicino!

È vero, la vita e la storia è sempre la stessa da Caino fino ai nostri giorni: sembra che lo sport principale sia ammazzarci a vicenda, magari con la maldicenza per vendetta, passando poi a fare guerre di ogni tipo. Già che ci siamo passiamo poi a sentirci uniti per sterminare un altro. Le nostre relazioni sono di tipo bellico e repressivo. Ciò che capita in natura con carestie e pestilenze e terremoti e tsunami, non è che la logica conseguenza di quello che siamo. Il mondo è fatto così e noi aspettiamo un mondo migliore. Ma il male non è da dare per scontato e non è una condanna. Il mondo, dallo sterminio degli armeni, alla shoah, agli stermini in America Latina, alle persecuzioni di ogni genere e tipo, è sempre abitato da presenze di testimonianza dove in mezzo alla morte uno vive da vivo e vive la vita. Questo per dire che nella rivelazione dei nostri giorni, nei nostri giorni quotidiani, è cosa possibile vivere il bene pur subendo la ferocia del male. Questo bene sono germogli di fico e di alberi che ci parlano della rinascita primaverile ed estiva. Non c’è da aspettare un mondo migliore, c’è da vivere quello attuale come figli del Dio della storia ricercando una fraternità fragile ma bella proprio perché fragile. Non è roba da lupi, è roba da agnelli.

Se affiniamo il nostro sguardo liberandolo dall’acidità del nostro cuore, potremo cominciare a vedere che questo mondo non è opera del Diavolo, questo mondo è opera Buona del Padre che ci ama. Ciò significa che in mezzo alle contraddizioni di ogni giorno è possibile vivere bene il bene come fratelli. Gli sbagli, i peccati, le contraddizioni, sono parte del cammino: non viviamole come condanna perché il buon senso di questo mondo è facile alla condanna.

Così finisce il male perché il male è forte ma non è vincente. Quel censimento del tempo dei Romani che loro hanno voluto per potere meglio dominare, per sapere quanti erano, per avere più tasse e più gente da mandare in guerra, è stato sconvolto da una semplice nascita. In quell’evento storico ci è stato dato un bimbo, un bambino è nato per noi sconvolgendo gli equilibri di potere grazie alla debolezza della sua piccolezza.

I grandi avvenimenti della storia che ci colpiscono e che il più delle volte ci fanno male, come quelli descritti nel vangelo di ieri, sono in realtà solo cornice, è contesto nel quel viene dipinto il quadro che noi spesso non vediamo, ma che ci viene donato e rivelato dal Signore della storia. Non la storia dei cosiddetti grandi che distruggono la vita, ma la storia vera, quella dei piccoli, quella degli insignificanti, quella degli agnelli di Dio.

Il male non è né il principio né il fine della storia e della vita. In mezzo a questo movimento maligno a noi tocca alzare il capo e riconoscere questi eventi come la caduta di ogni potere malvagio che genera male e vedere il bene vivendolo bene. Il male fa notizia e piegare le ginocchia di fronte al male significa essere complici del male e fare il male.

Il Crocifisso ci dice di non preoccuparci perché la storia sarà sempre uguale. Ma in una stalla di questa storia può venire alla vita un bimbo che cambia la vita. In questa storia di potere la debolezza di un Crocifisso cambia tutto e rivoluziona la storia mettendo il bene al primo posto proprio in mezzo al male: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno, ci dice mentre esala il suo ultimo respiro.

Si può vivere da persone, uomini e donne, in questa situazione disumana, si può. A noi la scelta liberi da ogni risultato eclatante o meno che sia. Meno è eclatante e più sarà buono, stiamo pur tranquilli!

Commento a cura di p. Giovanni Nicoli.

Fonte – Scuola Apostolica Sacro Cuore

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI


Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21, 29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Parola del Signore